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Il Verificatore e la Nitidezza

Fabio Bisogno

A tutti i collezionisti sarà capitato di avere tra le mani una busta con un’affrancatura meccanica di scarsa qualità perché impressa in maniera illeggibile; con tutta la buona volontà, nell'impronta mostrata è appena leggibile la data e la tariffa di L.650 e, purtroppo, la sua archiviazione sarà stata il cestino.

Altre volte sarà capitato di trovare una busta con un qualche segno di tassazione (segnatasse, T, affrancatura meccanica blu) allora viene salvata dal cestino e sistemata nel nostro “archivio-scatola” per un successivo studio... e rimane sistemata nella scatola per non si sa quanto tempo.

Se capita tra le mani una busta affrancata meccanicamente con L.650, tassata e con altri segni di posta, allora viene salvata dal cestino o dalla scatola, ed il collezionista si incuriosisce, la studia ed inizia a diventare interessante la ricerca della motivazione di tutti i segni impressi. La busta, allora, viene inserita nel nostro raccoglitore ad anelli; ma merita di più ed il collezionista inizia la ricerca e con un poco di buona volontà riesce a trovare l'esatta motivazione a tale procedura postale.

Non è facile trovare un documento postale in tariffa da L.650 (lettere I° porto) sul quale è stato impresso il timbro, in gomma di colore blu, impronta non valida per l’affrancatura (Art. 249 R.S.P), tassata per il doppio porto di affrancatura con il timbro a tampone nero T x 1300 (scritto a penna rossa), con tanto di firma del Verificatore che, per concludere il suo controllo, convalida il tutto con il timbro Güller manuale P.T. Imperia il verificatore 23.3.88. Il Verificatore ha utilizzato quattro timbri per eseguire il suo lavoro.

Sicuramente di tassate (con il timbro T) ce ne sono in giro migliaia, ma ciò che rende interessante la busta in questione è proprio il riferimento all’articolo 249 del regolamento del codice postale e delle telecomunicazioni che detta le Caratteristiche dell'impronta della macchina affrancatrice, in particolare: “le impronte delle macchine affrancatrici debbono essere nitide ed impresse con inchiostro di colore rosso vivo direttamente sugli involucri delle corrispondenze o sui bollettini di spedizione dei pacchi, a seconda dei casi”.

L’articolo 249 prosegue dettando le caratteristiche della data che deve essere quella del giorno in cui gli oggetti sono consegnati all'ufficio postale.

Certamente la busta è stata consegnata insieme a tante altre all'ufficio postale di Genova il 19.03.1988 e l'impiegato postale ha accettato il tutto.

Tuttavia, osservando l'impronta con molta attenzione il Verificatore di Imperia ha valutato che l'ufficio di partenza (dall’impronta risulta Genova scritto nell’indirizzo) e la data 19.3.88 non fossero ben chiare. Il verificatore ha valutato il colore rosso come esatto, ma proprio non ha potuto esimersi dall’applicare il primo comma dell’articolo 249: la nitidezza ed ha tassato la busta per la cattiva stampa dell’affrancatura meccanica.

Per completezza, sulla busta c’è ancora un altro segno di posta: CP scritto con penna blu che potrebbe essere stato fatto da un altro impiegato per smistare la busta nella casella postale del destinatario: ma questa è una mia interpretazione.

In conclusione si può affermare che l'applicazione dell'art. 249 del regolamento postale può avvenire solo su documenti postali affrancati meccanicamente. La busta adesso può essere inserita in una collezione da esposizione ed è proprio un bel documento che entra di diritto in una collezione di storia postale meccanofila.

Fabio Bisogno
06-02-2020


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