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Affrancature Meccaniche, A.M., Rosse
tre espressioni ma un unico oggetto postale

di Sergio De Benedictis (AICAM)

La ragione della loro nascita, i cui primi esperimenti possiamo farli risalire alla fine dell’800, risiede nell’obiettivo di facilitare e velocizzare l’affrancatura da parte delle Ditte che tra l’altro evitavano l’approvvigionamento dei francobolli e il conseguente pericolo di sottrazioni fraudolente degli stessi valori. Il tutto sotto l’autorizzazione e sorveglianza dell’Amministrazione Postale che aveva comunque il vantaggio di evitare in parte la stampa e la distribuzione dei valori bollati, con un anche sensibile guadagno nei tempi necessari all’annullamento.
E’ un primato tutto italiano quello di aver ideato e costruito la prima macchina affrancatrice. Risultano infatti intestati al conte Detalmo Savorgnan di Brazza due brevetti depositati nell’anno 1896 per delle macchine azionate a moneta. L’inventore effettuò i primi esperimenti in alcuni uffici postali di New York.
Dopo qualche anno abbiamo delle successive prove condotte in Norvegia, e passando attraverso la definitiva messa in servizio in Nuova Zelanda nel 1907 e negli U.S.A. nel dicembre 1920, la prima affrancatura meccanica arriva nel nostro paese il 26 giugno 1927 a seguito della relativa autorizzazione emanata con Regio Decreto del 24 luglio 1926.

Il battesimo ebbe luogo durante le “Esposizioni Riunite del Littoriale” che si svolsero a Bologna appunto dal 26 giugno sino a tutto il 10 luglio 1927.

Esposizioni Riunite Littoriale - Bologna (terzo giorno d'uso - coll. dell'autore)

La macchina utilizzata era un modello dimostrativo della Audion, concessionaria per l’Italia della Ditta Francotyp.

Esposizioni Riunite Littoriale - Bologna (ultimo giorno d'uso - coll. dell'autore)

La cartolina fu utilizzata per l’occasione come gadget pubblicitario, un souvenir da spedire dietro il semplice rimborso della affrancatura.


Una macchina affrancatrice, una volta installata presso l’utente e collaudata, veniva piombata per escludere ogni manomissione. Per poter funzionare ed al fine di mantenere una “contabilità” delle affrancature era necessario inserire il “cartoncino di controllo”.

Cartoncino di controllo da L. 20 (collezione dell'autore)


Di importo variabile, acquistabile in tagli di 2, 8 e 20 Lire, può essere considerata una vera e propria carta valore postale e permetteva di affrancare fino ad un massimo di 500 Lire permettendo all’amministrazione postale di verificare il corretto funzionamento dell’affrancatrice.

Infatti i cartoncini utilizzati, numerati progressivamente e conservati dovevano ad un controllo coincidere, approssimativamente, con l’importo segnato dal totalizzatore presente sulla stessa macchina.

Anche presso di noi ebbero subito successo e negli anni il numero degli utenti incrementò fino a raggiungere un picco negli anni ’60 per poi scendere.

Dalle semplici impronte iniziali si passò successivamente, intravedendo anche uno scopo pubblicitario o semplicemente propagandistico, alle impronte figurate.

Qui di seguito qualche esempio, tra cui quella ritenuta la più bella impronta figurata nel panorama italiano raffigurante il Santuario della Madonna della Guardia a Genova. In tal modo le “rosse” sono diventati oggetto di collezionismo da parte di molti filatelisti tematici.

Santuario della Madonna della Guardia (collezione Enrico Bertazzoli)

 

Foto Brenner - Roma (collezione dell'autore)


Banco di Roma (collezione Enrico Bertazzoli)


Calzificio Paolo Santagostino (collezione Enrico Bertazzoli)


Cirio Caffè Brasiliano (collezione dell'autore)


R.AZIENDA MONOPOLIO BANANE (collezione Enrico Bertazzoli)


MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO (collezione Enrico Bertazzoli)

PERMAFLEX – il famoso materasso a molle (collezione dell'autore)



Rimandando gli approfondimenti ai testi elencati in bibliografia, in maniera semplice possiamo dire che sono tre gli elementi che compongono una affrancatura meccanica:

COMUNE DI VOLTERRA (collezione Enrico Bertazzoli)


il punzone (posto quasi sempre sull’estrema destra) di foggia simile ad un francobollo, di pertinenza dell’amministrazione postale che lo ritira o sostituisce a seconda delle necessità. Nel caso in cui l’affrancatrice, piuttosto che a valori componibili, sia a valore fisso possiamo parlare di punzone di Stato.

 

 



Il bollo datario
, del tutto simile ad un bollo postale, che riporta l’indicazione oltre che della data anche della località sede della macchina affrancatrice

 

 

la targhetta, che completa l’impronta e contiene i due precedenti elementi. Normalmente posta tra il datario e il punzone, occupa a volte anche la parte sottostante. La si ritrova anche all’estrema sinistra rispetto ai due elementi. Si ritrovano in essa i dati dell’utente, stemmi, vignette pubblicitarie, marca, modello e matricola della macchina affrancatrice:


Riguardo invece le macchine affrancatrici che appongono l’impronta, attraverso l’utilizzo di una inchiostrazione di color rosso, da cui l’appellativo, abbiamo avuto nel corso degli anni un susseguirsi di modelli il cui studio costituisce uno dei maggiori interessi da parte dei collezionisti.

In Italia come abbiamo già detto le prime affrancature le dobbiamo ad un modello della Ditta Francotyp; l’impronta è riconoscibile perché le targhette sono più piccole degli altri modelli, il punzone è a quattro cifre e si poteva affrancare sino a lire 99,99.

A seguire furono adottate i modelli della Universal, della Hasler e della SIMA, un marchio italiano.

Collezionare affrancature meccaniche è fonte di grande soddisfazione e, dato il basso costo degli oggetti e allo spirito di collaborazione e altruismo che anima i collezionisti di questi oggetti, anche di facile pratica.

In Italia sono riuniti sotto il sodalizio dell’A.I.C.A.M. creata e animata sino a pochi mesi prima della sua scomparsa avvenuta nel luglio del 2015 da Nino Barberis, che è riuscito a “sdoganare” il collezionismo delle “rosse” e a darle una pari dignità con le altre classi.

Durante l’anno l’Associazione organizza manifestazioni e convegni con annesse mostre di collezioni tutte rigorosamente prive degli usuali oggetti postali che siamo soliti osservare nelle altre.

Sensibile verso una “customer satisfaction” dei proprio aderenti, cerca sempre di abbinare al momento filatelico anche quello ludico attraverso visite guidate ai luoghi di interesse intorno alla manifestazione. Unica nel suo genere, creata dalle rispettive consorti, possiede una sezione nota come le “Aicam Girls”, favorendo in tal modo la partecipazione dei rispettivi partners, spesso lasciati a casa in altre occasioni filateliche.

Riferimenti:

- Sito A.I.C.A.M. www.aicam.org,
- Voltaire Bugnoli, Affrancature meccaniche Come nascono dal 1927 al 1993, Ed. Victor Ferrara 1994,
- Albano Parini, Studio e catalogazione delle affrancature meccaniche del Regno, Ed. A.F.N.B., Bologna 2004,
- Francesco Grandinetti, Francesco Riboldi, Le “rosse” in camicia nera, Ed. Brenner, Cosenza 2005.


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