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ELOGIO DELLA FOLLIA FILATELICA
di Luciano


Mentre cercavo di mettere all’asta qualche pezzo forte dei tanti che la “passionaccia” filatelica mi aveva portato ad accumulare, in occasione del 126° anniversario del più grande Convegno filatelico numismatico Italiano – organizzato dalla Scaligera di Verona - cento dei quali sono stati personalmente da me organizzati, m’è venuta l’idea di parlare, sotto il velo dell’allegoria, del virus che colpisce i filatelisti, incapaci di guardare il mondo secondo la loro natura: ostinati di raccogliere a tutti i costi francobolli.
Erasmo da Rotterdam concepì l’idea di parlare attraverso immagini familiari alla sensibilità collettiva: la follia si definisce una falsa rappresentazione della realtà, quindi sulla realtà non può esprimersi che in modo falso.
Tuttavia, se la realtà è falsa, ciò che su di essa predica la follia filatelica diventa vero. Guardare il mondo sempre dalla stessa parte non lo fa cambiare, anzi, rende dogmaticamente ostinati nel farlo a tutti i costi come l’esperienza umana ha fatto. Ma non si tratta solo di un abile trucco retorico di Erasmo per la Follia Filatelica, è proprio una vera mistificazione che i “saggi” della “passionaccia” hanno creato per raccogliere le debolezze umane governati dalla follia.
Non cerchiamo l’elogio degli amici che con noi hanno condiviso questa sedentaria passione, ma un apprezzamento goliardico per rendere secondo la cultura latina “ satira castigat mores ridendo ”.
Durante, dicevo, l’ultima rappresentazione della più grande Manifestazione Filatelica Italiana “126° Veronafil” a riflettere su argomenti tanto cari all’amico Sergio che prima di tornare al Padre voleva scrivere un libro e lasciare testimonianza delle sue ricerche, illuminato dall’amico don Stefano che da poco ha lasciato questo mondo.
I francobolli che passione?
Ecco il pensiero fisso che mi ha dominato, amico mio, in questo periodo.
“L’elogio della follia filatelica” quale sintesi di ogni nostra ricerca.
E’ stato il tuo nome di famiglia “Leali” a ricondurre alla mente per contrappasso, una simile idea.
Niente che personalmente possa interessare la tua persona della “follia”, anzi sono certo che applaudirai il mio scherzo letterario.
Virgilio, tuo conterraneo, racconta la storiella delle zanzare, Omero si dilettò di cantare la storia dei topi e delle rane, seguito dal Leopardi molto più tardi, Luciano cantò della mosca e dell’arte dei parassiti. Potrei continuare cavalcando un manico di scopa e raccontare la nascita di “FILATELIA”, la dea dell’amore filatelico, come ebbi modo di dire a suo tempo su molti giornali e su “De Historia Postale”, Filatelia è un termine coniato nel XIX secolo unendo i termini greci FILOS (amante) e ATELIA (franchigia), dove per franchigia s’intende indicare la tassa dovuta per il recapito di posta.
Quando Franco Filanci, autore di francobolli d’Italia, da me ricordato per il francobollo dedicato alla FI LA TE LIA, ideatore di Storie di Posta, Art director pubblicitario, e collaboratore con le maggiori riviste italiane, parla di Filatelia, esprime la sua più alta concezione della pazzia che coinvolge il mondo.

Per lui, infatti,” signor no per molti”, finisce per rappresentare la più alta espressione della passionaccia coinvolgente ogni aspetto del vivere umano.
Per quanto riguarda l’elogio della follia filatelica, amico Sergio, qui tutto è follia.
Non sentirti offeso di questo periodare, sono certo che la tua coscienza è limpida e cristallina, ma non certo quella di chi vende ora cravatte invece di francobolli.
E’ la follia a parlare e ciò che afferma è in perfetta armonia con il suo carattere. Ma certo tu hai capito, abituato come sei, a difendere le cause dei deboli.
La Follia ha fatto il suo ingresso al cospetto del mondo “imperiale” il 6 maggio 1840 in un’ isola “felice” che cerca, ora, di uscire dall’Europa. Cercavano di organizzare il servizio postale in modo che ogni parte fosse garantita: pagare prima… ricevere sicuro e in fretta. Nasce il francobollo.

Ecco il mio ingresso: tre giorni dopo la nascita del Francobollo il giornale inglese TIMES pubblica un trafiletto pubblicitario: “cercansi francobolli usati”.
“Follia” apre agli umani una serenità incommensurabile: “La raccolta di sputi umani” del mondo. La raccolta di DNA dell’universo.
La raccolta di francobolli in mazzette. Una pratica che rafforzata dalla cupidigia e dall’avarizia ha dato alla “Fila” alcune gocce di nepente per cancellare ogni tristezza. Era nata la FILATELIA. La follia che ha modificato la luce della passione.
Era nato un nuovo sole che radiava la terra con la sua luce dorata: la conoscenza del mondo.

La follia si presenta

Mi presento come “cultura” del mondo: usi, costumi, arte, personaggi, vita….
Non cerco certo come Mida al cospetto di Pan.
Io sono la follia che ispira saggezza “filatelica”. La follia è modesta. Non raccoglie perle, ori, ricchezze ma francobolli di ogni dove e di ogni quando: pezzi di carta usata e colorata. Si cercano su busta, a pacchi, in serie infinite. Pensate alla rarità dei francobolli emessi dal Regno delle due Sicilie, l’emissione denominata “Emissione dei dominji al di là del faro”, stampati in colori diversi. Francobolli rarissimi su busta per celebrare Ferdinando II, su disegno di Tommaso Aloisio Juvara. Rarissimi! Apri un catalogo d’asta, da sempre, ne trovi tantissimi come se tutti quelli che sono stati emessi fossero stati tutti conservati.
Io, continua la follia, sono proverbiale per la mia modestia. Il saggio si pavoneggia lusingato di possedere “un pezzo raro”.
Quel saggio si paragonava alla Regina Elisabetta II, che possedeva un foglio intero del Penny black, mentre lui l’aveva formato con francobolli usati. Una rarità! Ha raccolto giorni dopo giorno tutte le 240 variazioni del penny nero (A—A /A-B/A/C…)… vale milioni. Ecco la modestia.

Quanto vale 720 milioni? Provate a venderlo e capirete quanto avete guadagnato comprandolo con grandi sacrifici nel tempo?

La Follia è sincera
C’è chi impiega trent’anni a imbastire un discorso logico sulle sue ricerche: compra tutti i giorni i francobolli del servizio novità alla PT o presso le sedi delle Associazioni e organizza la sua raccolta con raziocinio. “Io mi reco da un commerciante, chiedo tutte le emissioni di un paese dall’inizio, stacco un assegno, pago e sono un collezionista come te! Sì… certo!
Come chiamavano i Romani questa benefattrice dell’universo “Stultitia” e i Greci “Miopia”. Viva la sincerità.

La follia è trasparente
La serenità, la freschezza di sentimenti, le conoscenze, tutto traspare dal mio volto: il Filatelista, a volte, è scambiato per Minerva la dea della sapienza.
Se mi guardate bene, però, da qualche parte, qualcuno vede le lunghe orecchie dell’asino. Io porto in giro per il mondo la mia passione. I più folli, però, i grandi supremi filatelisti, insistono per spacciarsi per dei Taleti di sapienza. Questi sono i veri ministri della follia.

Genealogia della Follia
Avete idea di che cosa sono? Come possano rivolgermi a Voi miei adepti?
Mia padre è Pluto, il padre di tutti i vizi: un suo cenno basta a confondere il sacro con il profano. Guerre, pace, imperi, alleanze, arti, tribunali ed are. Tutte le attività soggiacciono al suo arbitrio. Mi ha concepita come la più bella delle passioni, amabile come tutte le ninfe.

Luogo di nascita della follia filatelica
Sono nata ufficialmente nel Regno Unito, come ho detto, ma l’Italia aveva già intuito il mio messaggio con i “Cavallini di Sardegna” anticipando di gran lunga il mio nascere. Doveva essere la nobiltà di un Impero a tenermi a battesimo fra le nebbie di Londra dove ho manifestato i primo vagiti: ma Follia si è impossessata in fretta del mondo intero.
Lusinga, delizie del mondo l’unicità, il valore venale, sono stati gli aggreganti della mia follia.
La conoscenza, la cultura generale, la sapienza del mondo hanno oscurato i sacrifici per ottenere questi rettangoli di carta.

Il corteo della Follia
La vanità, l’adulazione, l’oblio, la voluttà avvolta in ghirlande di rose, di profumi di “danaro” formano la golosità, il mio seguito. Anche Regine e Imperatori si lusingano di onorarmi.

La divinità della Follia
C ’è chi sostiene che la follia filatelica è onorata quando fa bene a chi la pratica. Vino, nutrimento, donne non stanno alla pari di questa passione che coinvolge tutto l’essere nelle sue espressioni più forti: sapere, dominio, ricchezza.

La Vita è un dono della Follia filatelica
Cosa c’è di più piacevole della Filatelia?
A Verona hanno creato un dono per le mogli che assecondano la mania del marito!
Per le mogli che non intralciano la passione forte del marito impegnato a cercare i pezzi che non possiede. Il possesso.
Nel 1932 – X la Rivista Filatelica d’Italia, a firma del rag. Lorenzo Bernardelli, indimenticato primo presidente dell’Associazione Filatelica Veronese, medaglia d’oro della filatelia Italiana e internazionale, si fece “volontario paladino della filatelia, per ribadire certe verità, che evidentemente, anche una persona colta ed intelligente, alle volte, non può riuscire a comprendere”, rivolte a Cenzato Giovanni da “Itinerari provinciali” edito da Mondatori, 1932.
Le vogliamo ricordare ed elencare, seppur sinteticamente, queste verità così sorprendenti:

  • Una raccolta filatelica non è “una raccolta unilaterale, nel senso che non richiede una pluralità di parti per la sua costituzione ma che si perfeziona grazie alla dichiarazione di volontà di una delle parti, perché è sempre collegata alla storia, all’arte, alla geografia, ecc.;
  • Nel filatelista non si rivela affatto il “maniaco” il collezionista stravagante, ma persona intelligente ed ordinata, e molto spesso lo studioso;
  • Per il filatelista non è nient’affatto vero che “il maggior beneficio sociale che può apportare una rivoluzione, sia la nuova serie di francobolli che verrà emessa!
  • Il materiale d’una raccolta filatelica non desta “curiosità frivola o barocca” e non offre”né malinconia, né itinerari da cimitero” e nemmeno rappresenta il frutto “d’una qualunque protuberanza maniaca”;
  • Dai documenti di una raccolta si possono ricavare spunti storici molto forti e importanti;
  • I filatelisti, ho omesso qualche altra considerazione tecnica, dannunzianamente se ne fregano del suo “terrore per i collezionisti di francobolli…”: paghi, come sono, di poter annoverare nelle loro file, nomi di sovrani, di principi, di scienziati, di artisti, ecc...

Una risposta cortese, ma la follia, aveva già invaso il mondo

La vita è un dono della Follia

In primo luogo cosa c’è di più piacevole e prezioso più della vita stessa? Gli storici postali pensano di essere vicini agli dei. Cosa c’è di più piacevole che cingersi ai fianchi una donna o raccogliere francobolli. Quale donna si concederebbe ai fianchi del suo uomo se pensasse alle fatiche del parto. Spesso accanto a lei c’è Lete, nume dell’oblio. La prima crea santi, sovrani, porporati, pontefici, e lavoratori, la seconda inonda il mondo di maniaci postali.
Quindi è la follia la sorgente della vita: le arti sarebbero senza voce se non ci fossero il francobolli che le propagandano.
Dopo il lavoro stressante della giornata, torno felice a casa dove trovo, la moglie, i figli e la filatelia che mi fa dimenticare le fatiche, le oppressioni, i rimproveri, le mancanze. Io sono con te Follia dell’essere, Follia filatelica, fonte di piacere.

La follia è felicità

Lasciamo perdere coloro i quali dopo aver partecipato ad una selezione, ad una Mostra a concorso raggiungono lo stato di collera distruttiva inaudita, perché non si sono classificati o non hanno vinto. Avessero la possibilità, trasformerebbero i giurati in alberi rinsecchiti e spenti, o addirittura in serpenti, come se una simile metamorfosi non fosse uguale a uscire dalla vita e di senno. La felicità è legata alla Follia come la vecchiaia alla giovinezza.
Una per tutte. Filippo De Ferrari meglio noto come “Philippe la Renotière Von Ferrari”, è considerato il più grande collezionista di tutti i tempi: ogni lunedì mattina consegnava a Pierre Mahé, commerciante di fiducia, la somma di 50.000 franchi per gli acquisti della settimana. Alla sua morte la collezione venne donata al Museo di Berlino che la mise in asta realizzando 26.000.000 di franchi. Dopo varie vicende molti pezzi entrarono nella collezione del più importante collezionista americano Arthur Hind che, dovendo superare la grande crisi economica del 1929, vendette alcuni pezzi che però realizzarono somme inferiori a quelle dell’acquisto.
Pensate sia diverso ai tempi nostri?
C’era un presidente di una grande squadra di calcio italiana che comperava antichi stati e soprattutto francobolli del Lombardo Veneto: aveva i commercianti fin dalle prime ore del mattino davanti alla sede del Club che proponevano i grandi affari.
Un socio della Scaligera di Verona, che svolgeva come professione il viaggiatore raccoglieva tutte le cartoline, le buste primo giorno in quantità industriale.
Finì per possedere 125 mila cartoline diverse, comperò la collezione dell’Italia Repubblica in fogli, gli Antichi Stati Italiani, la collezione di Francia e di San Marino. Fece sacrifici enormi per aver la provvisoria del Vaticano. Alla morte tutto fu messo sul mercato della frutta e tutto naufragò nel niente.
Meglio andò per la collezione del maestro di tutti noi! Secondo le indiscrezioni più accreditate fu venduta a settori. L’acquisto raggiunse il controvalore di 12 appartamenti a Verona. La fortuna baciò quella mente illuminata. Altri no!
Si perché la fortuna si bea della follia e questa raggiunge cime inesplorate a cui solo il tempo sa dare il giusto valore.
Due grandi collezionisti americani, ricchissimi per patrimoni, raccoglievano le stesse cose: a uno mancava un francobollo che aveva l’altro. Erano ricchissimi e vivevano nel lusso più accattivante. Ma la follia si impossessò della mente debole di uno dei due che con l’omicidio ottenne quello che a lui mancava. Fu molto difficile scoprire la vera trama del delitto: alla base c’era la mancanza del francobollo rarissimo che mancava all’ucciso.
La felicità di un istante di possedere l’unico pezzo conosciuto.
“Philippe la Renotière Von Ferrari” possedette il più raro dei francobolli che si conoscano “One Cent Magenta della Guiana Britannica, pezzo unico nel suo genere, battuto all’asta per 9,5 milioni di dollari (circa 7 milioni di euro) da Sotheby’s a New York.
Per qualcuno questo risultato dimostra che la filatelia, hobby popolare, è considerata un vero e proprio investimento.
Ma la follia raggiunge vette inesplorate.
Vediamo come si presenta in filatelia.

Le origini

Abbiamo detto che qualcuno pensò al futuro e cominciò a raccogliere le mazzette del penny nero e rosso.
Poi si arrivò alle collezioni generali. Grandi album che portavano pagine segnate per stato sui cui fogli si attaccavano con la linguella i francobolli usati, poi si incominciò a raccogliere i francobolli nuovi, ma esponendoli su appositi fogli sempre con la linguella (orrore).
Verso la fine del 1861 nasce il primo catalogo di francobolli per dare ordine e cronologicità alle raccolte.
E’ stato un francese Alfred Potiquet, sulla base di un lavoro svolto dal connazionale Oscar Berger Levrault. La pazzia aveva le sue guide.
Ce l’hai L’occhio di Bue del Brasile”? E tu conosci il primo francobollo triangolare emesso nel 1853 del Capo di Buona Speranza?
Stai attento però! Il francobollo deve essere centrato, non tagliato corto, avere tutti i dentelli, meglio se non linguellato, con gomma integra,… altrimenti vale … poco vale la metà… non lo acquista nessuno. All’acquisto era integro l’ho linguellato io, allora si faceva così… oggi non vale, deve avere anche un annullamento non deturpante.
Lo vuole nuovo o usato, mi diceva il commerciante veronese addetto al servizio novità.
Nuovo: lo staccava dal foglio intero facendo movimenti legati alla dentellatura. No lo voglio usato; il commerciante si spostava nel retro negozio e sentivi il colpo di un tampone che invalidava il francobollo appena sul margine e così avevi il francobollo usato.
Follia.
Quanti falsi esistono anche per i francobolli più rari. Il 100 lire della Democratica fatto in Argentina per celebrare la famiglia e usato dall’Italia per corrispondere con i familiari colà emigrati. Quanti ce ne sono?
Sta attento, la Follia fa i falsi dei falsi.
Chi partecipa ad una Manifestazione importante può trovare la busta primo giorno affrancata con il francobollo emesso per ricordare l’avvenimento o anche semplicemente un annullo speciale ricordo della manifestazione stessa. Son sempre costati poco, ora 1 o due euro. Cenere alla cenere se vai a venderli per realizzare qualche spicciolo. E’ stata Follia. No è stato un divertimento.


Francobolli come investimento

Dobbiamo premettere un concetto che vale in ogni campo: il concetto di rarità è caratteristica tipica di un bene economico in seguito al quale sono nati i mercati finanziario-filatelici con lo stabilirsi di quotazioni riportate sui cataloghi specializzati.
Un argomento attuale e vivacissimo. Un tempo funzionava anche cosi.
Un commerciante proponeva la vendita di una serie di francobolli, San Marino per esempio, che costava 100.000 lire con la garanzia di acquistarle dopo un anno con l’aumento del 20%. Ottimo investimento. Commerciante di grande fiducia. Acquisto fatto. Alla fine dell’anno si poteva, secondo il piano prestabilito, ritornare la serie acquistata per acquisire l’utile ovvero si poteva attendere un altro anno e percepire 144.000 lire. Così l’investimento in cinque anni raddoppiava. I cataloghi seguivano l’onda di continuo rialzo e quindi tutto sembrava perfetto.
Vai a vendere ora l’oggetto del tuo grande investimento!


"Sicché dunque, disse Pinocchio sempre più sbalordito, se io sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo quanti zecchini ci troverei?"
"È un conto facilissimo, rispose la Volpe, un conto che puoi farlo sulla punta delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti."
"Oh che bella cosa!" gridò Pinocchio, ballando dall'allegrezza.

Ve ne racconto una che rappresenta la “chicca di tutte le oscenità compiute dai sapienti per “fregare il popolo”.
Siamo in guerra. La prima guerra mondiale è in pieno svolgimento. Ma l’Italia ha tempo per porsi al mondo come prima nazione, che effettua il trasporto della corrispondenza via “aerea”. Si organizza il primo volo da Torino – Roma - Torino per il 20 maggio 2017. Tutto è pronto: si preparano cartolina, si sovrastampa un espresso con l’ “Esperimento posta aerea / maggio 1917 / Torino Roma - Roma Torino”, è stato il primo francobollo di posta aerea del mondo, la cartolina porta la data del 20 maggio 1917. Tutte le cartoline ricordo vengono annullate con un annullatore segmentato che porta al centro 20 -5 – 17 più un timbro in gomma delle poste italiane.
Il “corriere” è posto a bordo (68 Kg): si parte. No! Non si parte. Il primo viaggio avviene, dopo vari rimandi e controindicazioni, solo il 22 maggio 2017. Il piccolo aereo, un monomotore biplano biposto a carrello fisso con motore Fiat da 200 CV, un Pomilio PC 1, guidato da Mario De Bernardi raggiunge Roma dopo 4 ore e 18 minuti, ma cade d’ala e l’aereo subisce danni.
Non è quindi in condizioni di riprendere il viaggio di ritorno. Tutta la corrispondenza da Roma a Torino è annullata con la data del 20 maggio 2017.
Il viaggio di ritorno si compie solo il 27 maggio.
Domanda pleonastica che valore simbolico hanno le corrispondenze del 20 maggio in partenza da Torino o da Roma?
Solo quelle del 22 da Torino hanno un senso. O quelle in partenza da Roma il 27 hanno una significazione storico filatelico. E le altre… fuoco… cenere.
Parimenti, però, alle buste primo giorno, sembrano avere la stessa importanza anche il primo volo, i trasporti con aliante, con pallone aerostatico…non “i ballon monteé” francesi dettati dalle necessità dell’assedio, quelli non sono “frutti dell’iniziativa dei collezionisti. Ma allora… La posta aerea deve essere tutta riscritta o riconsiderata, o distrutta, o riclassificata? Parleremo in altra parte. Ora parliamo di “bolli”.
La follia elogia la bugia in forma teatrale. Non c’è un processo… è un riscontro… è una forma teatrale in forma classica o romantica, è un’accusa di popolo contro l’immolazione del bello e del grande: non ai martiri della filatelia, olocausti inconsapevoli: non è più capita se durante il percorso cambiamo i termini del ragionare. Ragionare con la Follia, è pura follia. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Sul piano del divertimento tutto si compiace.

La Follia è sulla terra

Gli stoici, assai esperti nell’arte della definizione, hanno chiamato ‘saggezza’ la capacità di farsi guidare dalla ragione e ‘pazzia’ l’abbandonarsi alle passioni.
Un caro amico, intelligente e scaltro, viveva di agricoltura. Gli studi suoi l’avevano portato ad essere il “padrone” con tanti contadini che lavoravano la sua terra: casa splendida con camerieri e aiuti di ogni genere, lavoranti in campagna… e lui che con la saggezza dell’agricoltore raccoglieva i frutti di tanto benessere.
Ma la Follia lo ha raggiunto giovanetto: qualche bella serie di francobolli italiani, qualche francobollo di Sicilia, tutto per darsi un credito, un’aria di sapiente raccoglitore di cose rare.
Ma la follia sa come entrare nella mente come tentatrice, come farti abbandonare alle passioni. Con lo specchio in mano ti rivolge lo sguardo verso il possibile ulteriore guadagno: ovvero” è un investimento fatto da tutti, è un risparmio per la vecchiaia, acquistare antichi stati e Lombardo Veneto.
Compra ogni busta di Lombardo-Veneto, compra i più interessanti francobolli della R.S.I.: ad ogni lettera, ad ogni acquisto, moriva un toro nella stalla… ce n’erano tanti! Un patrimonio, un investimento di grandi proporzioni.
Il tempo solo è galantuomo: se compri per la tua passione, non cercare il guadagno o l’investimento. Lascia perdere, Follia sa come compensarti quando, per bisogno, o per scelta decidi di vendere, meglio se usiamo la parola svendere.
Quanto vale, sì vale molto ma non trovi compratori. Sulla RSI sanno tutto, tutti e tu cosa proponi un francobollo su busta che vale un milione? Ma da dove vieni. Ma porta la firma di … è l’unico su busta! 50.000 prendere o lasciare… quanti tori sono morti per l’acquisto!

La Follia è donna

Platone, per sottolineare la natura folle del sesso femminile, ebbe il dubbio se si dovesse iscrivere la donna nella categoria degli animali dotati di raziocinio: quando infatti Filatelia, che è donna, vuole passare per saggia diventa doppiamente sciocca: come se nuotasse contro corrente. Chi indossa contro la sua natura i panni della virtù, non fa che raddoppiare l’errore. La passionaccia è una passione che ti lega l’anima e il corpo senza mai lasciarti. La filatelia resta pazzia anche se si veste di porpora o d’oro. Quanto saggio è colui che realizza forse il 10% del valore di catalogo dei francobolli acquistai con tanto sacrificio?
La scimmia che invade la tua mente, non ti lascia mai sereno.
Cerca una lettera spedita da Roma e trasportata con il Pomilio il giorno 27 maggio 1917 ovvero una lettera annullata con l’apposito tampone per il viaggio di ritorno in data 23 maggio 1917: quelle sono rarità. Non quello che ti propinano per celebrare la grandezza d’Italia con la data del 20 maggio1917.

La follia è condimento a Tavola

Quanti, dopo il lavoro, a casa propria riacquistano energia e tranquillità con la Filatelia. Hanno quindi scoperto il massimo piacere della vita e la fonte da cui trae origine.
Il banchetto della filatelia è ricolmo di donne? No! Abbiamo visto che la filatelia è una donna capricciosa. Che significato può avere rimpinzarci di tanti manicaretti e leccornie senza nutrire insieme l’anima e la mente con la pazzia più dolce, l’incanto tanto soave che la mente umana possa assaporare.
E’ alternativa: il filatelista è onesto e questa sua purezza lo trasporta a chiedersi cosa sarebbe la vita senza le occasioni, la ricerca fra gli sputi del mondo un francobollo sovrastampato “sconosciuto”. Chissà quale piacere ritrovare un nuovo one cent Magenta.
La vita sarebbe assai triste se non ci fossero queste provvidenziali occasioni di spasso per scacciare le noia.


Anche l’amicizia è follia

Tra i saggi filatelici che si ritengono quasi degli dei l’amicizia vera è rara, e quando esiste è arida, non sempre, caro amico mio, è come quella che ci lega: noi siamo un’eccezione.
La maggior parte dei filatelisti è fuori di senno o ha almeno un ramello di follia: s’instaura una amicizia vera solo fra individui che si rassomigliano.
Un amico dirigente di una grande società di servizi, aveva una grande disponibilità di danaro contante. Restava poco in famiglia: negli anni di servizio attivo era obbligato a vivere lontano dalla città di residenza e quindi si innamorò di Filatelia.
Ma la passione era tale che Numisma lo aggregò al suo gregge.
Così, mosso da tali passioni, finì per scegliere la passione più luccicante, anche se per Filia aveva speso un piccolo patrimonio.
Questo mondo cambia, tutto e per tutti, e le grandi collezioni, formatesi nel tempo, vengono sempre poste in vendita.
Seguirò la dinamica di solo una delle due per non creare problemi di apprezzamento fra amici tanto conosciuti.
Possedevo, pensate al termine usato. Possedere quasi 60.000 francobolli diversi. Era stata l’impresa più folle della mia vita. Per avere e lavare così tanta merce tagliavo ogni busta e ogni lettera che incontravo sulla mia strada.
Belle, direi ora, importanti lettere di Lombardo – Veneto, lettere di Sardegna, di Toscana. Collezioni francobolli? Vieni a casa mia, te ne regalo un po’. 59.000 francobolli. Cosa te ne fai ? Ne vendetti una parte e una parte è tutt’ora nelle mie mani quali frutto di una vita di ricerca. Col ricavato ho comperato monete italiane, le monete d’argento dei Savoia. Tutte, sì tutte. Non puoi lamentarti hai fatto un investimento di grande avvedutezza. Sì ma le ho vendute perché non riuscivo a completare la collezione con le monete d’oro del periodo savoiardo. Errore, orrore, follia. E allora?
Allora la Follia mi ha presentato un’altra strada, un’altra passione, un’altra passionaccia. Ma non ne parliamo ora.
Fingere di chiudere gli occhi per un errore di un amico, fingere di non vederlo sbagliare e considerare una virtù quella che invece è una grave colpa non forse un chiaro sintomo di follia?
La vita ha voluto che i circa 60.000 francobolli ritornassero dove erano partiti e quindi un ammasso così grande non poteva che essere oggetto di una grande vendita. Finale. Pensate voi cosa può aver realizzato.
Una per tutte. La collezione completa degli antichi stati è stata posta all’asta ed è stata venduta per 11.000 euro. Costo all’origine: non meno di 250.000 milioni.
Questa serie è un po’ corta. Questa non è ben centrata. Questa è di scarsa qualità. Questa è linguellata. Questa vale se nuova. Questa…, pensateci voi.
La Follia ha raggiunto ogni cima e ha raggiunto il suo scopo.
Siete stupiti! Certo che no! Sono certo, cari consoci, che avete afferrato l’importanza di ciò che ho detto finora.

L’argomento non è finito

I cataloghi, nati praticamente con i francobolli, riportano sempre cifre diverse, sempre crescenti. Sembra quasi che con più crescono i prezzi, calino i compratori. Anzi. I compratori non ci sono più.
Cosa pensate che succeda delle raccolte che avete accumulato? Niente. Qualche vecchio collezionista che non è mai stato capace di comperarsi il “Gronchi Rosa”, ora può farlo. Saranno i nipoti che riprenderanno il discorso interrotto dalla Follia.
Ecco cosa accade per le raccolte di francobolli. Un tempo questi raccoglitori erano molti. Ora sono diventati pochi perché hanno lasciato questo mondo. I figli non seguono la “follia” dei padri e quindi mettono sul mercato quello che ha rappresentato il bello, il grande, il buono dei padri. Ma chi compra? E i prezzi scendono anche sotto l’8% del valore di catalogo. Anzi molte serie, le più comuni, non vengono trattate.

La saggezza della follia

Forse dovrei raccontare altri aspetti più curiosi, aspetti di questa “scienza” che dona agli uomini tanta completezza, ma sarà l’oggetto di un altro intervento.
Ora che ho tessuto l’elogio dei miei poteri e del mio zelo e giunto il momento di parlarvi del mio buon senso. Avere buon senso significa servirsi delle cose a proprio vantaggio. Allora chi merita di essere chiamato saggio, il sapiente che non sbaglia mai o il pazzo filatelico che non sa cosa sia la vergogna e che non teme il pericolo, perché nemmeno lo vede. La Follia gli da in corpo tanta forza da ritenere che quello che acquista, lo acquista per la sua soddisfazione personale. Si è divertito tutta la vita e si diverte a lasciare ai figli l’oggetto della sua passione: senza interessi, senza pensare a quanto ha speso: si è divertito folleggiando con “filatelia”: la superba dea dell’arte e della scienza.
Cosa può spingere gli uomini a tramandare ai posteri collezioni le più disparate se non l’amore per la gloria? E’ Follia che rende la vita più facile e che conduce l’uomo verso la saggezza.
Ma forse ho esagerato nel comprendere come la follia sia stata l’unica fonte di consolazione per il filatelista. Certo si sa, gli stolti sono più felici dei saggi e questo certamente pone positivamente a vantaggio dei primi.
Potrai pensare che ogni filatelico sia stato colpito da una particolare forma di amor proprio, che è comunque fonte di piacere per tutti i mortali. Ed ha una compagna inseparabile, l’adulazione
La felicità sta in quel che si crede, lasciarsi illudere però, non è bello. Non lasciarlo fare, dico io, è ancora peggio.
Chi crede che la felicità dipenda dalla circostanze reali è completamente fuori strada perché l’uomo è così confuso e contorto che non può acquisire una conoscenza assoluta delle cose: è attirato più dai trucchi che dalla realtà.
Ma il Filatelista non è solo folle, è pazzo da legare! O no?.
Nel nostro cuore, però, ringraziamo sempre “Follia” per averci guidato in questo campo, per averci dato tante ore di tranquillità, tante ore di riposo vero.
Quale più grande soddisfazione avere l’opportunità di esporre a Roma, durante l’internazionale del 1985, la collezione dei “i Missionari “ o quella , forse più deludente, di esporre, sempre nella medesima occasione, il foglio intero del Penny black, unico conosciuto e, dichiarare a tutti che si trattava di una riproduzione. Ma l’attesa era grande: sì caro amico Buzzetti, toccò a noi due mascherare il grande evento!
A Macerata, presso l’Accademia degli Incatenati, parlai a lungo dei positivi vantaggi di una raccolta di francobolli, sull’esempio, di quella italiana. Riuscii a convincere del lodevole positivo connubio fra investimento e cultura. Forse anche in ricordo dell’Accademia degli Incatenati di Verona, fusione di "
Adunamento di liberi e virtuosi intelletti, con utile, onesto e amichevole gareggiamento al saper pronti; li quali sotto lor proprie leggi, in diversi e onesti studi, e principalmente di lettere, ora imparando, ora insegnando, s'essercitino per divenir ogni giorno più virtuosi e più dotti.
Non ha forse fatto questo FILATELIA? Ogni giorno sempre di più, sempre più in alto, sempre nuove scoperte, nuovi studi, nuove prospettive?
Oggi abbiamo parlato dei francobolli, ma con filatelia intendiamo chissà quante altre cose e quindi, dobbiamo riflettere ancora perché tutti siamo partiti dalla raccolta di francobolli, che però ora valgono poco o niente e siamo finiti nella storia postale. Nelle seconda parte parleremo degli uomini che hanno fatto la storia postale e della storia postale, quale nuova pazzia che investe il mondo

Ritratti di filatelisti

Forse le mie affermazioni possono sembrare esagerate. Io sono Follia e per contrappasso sono la più sana di tutti.
Ho conosciuto moltissimi dei personaggi del passato che hanno onorato “Filatelia”, moltissimi sono ancora in vita. Ma ne parlerò di loro la prossima volta.
Ora l’estate avanza con le sue calde croci…e noi andiamo in montagna a cercare “tratturi antichi sulle vestigia degli antichi padri”.
Buone Vacanze

FOLLIA ASCOLTA

Follia ascolta, fermati un attimo! Devo prender fiato e raccontare quello che gli uomini hanno costruito dopo aver raccolto i francobolli.
Dove sei o Talia? “Non sento il profumo dell’ambrosia, segno della tua presenza divina”. Aiutami a ricordar gli uomini che hanno fatto la STORIA POSTALE. E’ una nuova forma di pazzia? Non è sufficiente conoscere la Storia, le azioni degli uomini per raccontare le vicende umane?
Raccogliere francobolli è un’esperienza positiva: presso le agenzie delle poste si comprano i francobolli emessi da un Paese e cronologicamente vengono classificati in appositi album o se volete in schede personalizzate. Il filatelista si premunirà di conoscere ogni aspetto figurativo ed espressivo della vignetta per conoscere la storia, il personaggio l’ambiente che si vuole celebrare o ricordare.
A questo punto dall’amore per i francobolli nasce la Storia Postale.


“La storia postale è un ramo della filatelia.
Motivo del collezionismo di storia postale è un oggetto inoltrato attraverso un servizio postale. La classificazione di tale oggetto avviene tramite lo studio dell'affrancatura presente, degli annulli impressi, delle targhette di servizio e del percorso effettuato. Questa classificazione consente di suddividere la storia postale in varie categorie di collezionismo: storia postale di un'epoca, storia postale di un territorio, storia postale di un evento bellico, storia postale di un servizio postale e storia postale di un'emissione. Materiali e metodi di conservazione degli oggetti collezionati sono del tutto identici a quelli adottati dalla filatelia in genere ( Wikipedia).
Nasce quasi contemporaneamente un altro modo di fare collezione: la collezione tematica.
Inizialmente, come ho detto, i francobolli sono stati collezionati per stato ma più recentemente la filatelia si è articolata su altre forme di aggregazione del materiale: consiste nell’ordinare e rappresentare i francobolli e altri pezzi filatelici (buste, cartoline affrancate ecce.) selezionati in base al soggetto o motivo di emissione degli stessi e non in base al paese emittente o al servizio postale a cui si riferiscono. L’ordinamento di una collezione tematica è basato sul piano, che definisce i principali punti secondo cui articola l’argomento prescelto (Wikipedia).

Abbiamo scritto pagine e pagine per spiegarci meglio su ogni aspetto di questi due modi di collezionare: le Commissioni esaminatrici sono fatte di uomini e quindi ognuno ha una propria coerente visione dell’insieme e del particolare.
Recentemente i Tematici Italiani si sono cimentati, per esempio, con un lavoro grandioso: documentare postalmente la Divina Commedia. Ogni canto una collezione, una interpretazione; un filatelista si è cimentato sul testo del più grande poema del mondo. Cento collezionisti hanno interpretato la “COMMEDIA”dell’uomo.
Ne è uscito un libro e un DVD incantevoli dove le espressioni del poeta sono divenute immagini raccontate con francobolli o immagini similari. Bellissimo!
Follia che ne dici? Taci inorridita o pensi attonita al furore del “toscano tremendo”?
Narrare tematicamente lo smarrimento iniziale del poeta fino alla redenzione finale con la visione di Dio nel Paradiso è stato un atto di fede e d’amore: non ho potuto rappresentare il mio completo assenso a quanto avete costruito, voi tematici, ma in questo caso mi avete convinto.
Lo dico ora grazie per questo vostro lavoro.

Walter Peschiera
un tematico per eccellenza,… ciao amico mio come stai con le tue mani?,… con il suo lavoro: “Gli Arabi fra il vecchio e il nuovo” ha rappresentato un nuovo modo di fare filatelia. Grazie.
I tematici hanno bisogno di un Piano per narrare, gli storici postali devono seguire la storia che immaginano di seguire. Non è follia?
E la Storia Postale?
Non puoi addentrarti nei piano di studio, è come voler riscrivere la storia del mondo. Parla invece dei suoi protagonisti che in mille occasioni, per l’amicizia che ancora ti lega alle loro passioni, ti hanno concesso.
Ma lasciamo alla Follia di continuare su questo argomento che gli è tanto caro. Parlare degli uomini e delle sue collezioni, dei loro amori nascosti, delle loro virtù.
“Ma se proviamo a osservare un po’ più da vicino la vita dell’uomo possiamo renderci conto quanto egli mi sia debitore e di quanta stima provi nei miei riguardi”. Io sono la Follia e ciò che dico vale tanto per il povero quanto per il ricco: certo non parlerò di tutti i collezionisti qualunque, perché ci ruberebbe troppo tempo, ma voglio occuparmi solo delle vite più illustri, per poi trarre delle conclusioni valide a livello generale.”
Di collezionisti che in massa raccolgono tutti i francobolli con i fiori, con le fontane, con le piazze, che seguono tale forma di pazzia, è pieno il mondo. Sono però questi che fanno muovere l’economia del settore: chi compra la cartolina ricordo, il timbro primo giorno, l’ultima emissione, il folder (che passione), il foglietto ecc.
Non voglio lasciarmi prendere dalla foga di elencare le dissennatezze dell’uomo comune, del collezionista comune (Italia, Vaticano, San Marino e Colonie) no!
Voglio invece limitarmi a descrivere i collezionisti che, a furor di popolo, sono stati o sono i depositari della saggezza filatelica e che sono sempre a caccia del “ramo d’oro”

Seifert Walter
Un simpatico signore tirolese che parlava italiano con accento, appunto, tedesco.
E’ stato il primo presidente del Centro Studi Internazionale di Storia Postale.
Un amante, un innamorato degli antichi stati italiani, ma soprattutto del Lombardo -Veneto e dei francobolli austriaci usati in Italia. La sua storia Postale verteva sui grandi blocchi dei primi francobolli su busta. Rari pezzi che non ho più rivisto alle mostre nostrane. Era un esportatore di dolci verso l’Austria, era simpatico e aveva una grande fiducia in te.

Giuseppe Ermentini detto Beppe, architetto
La tua dipartita aveva lasciato nel mio cuore ancora una domanda che non ti avevo fatto: una preghiera di confortarmi relativamente ai tuoi studi sui porta lettere. Poi il tuo libro sui calendari postali aveva creato in me un’aspettativa crescente. La morte toglie ogni speranza. Ma la gentile tua signora donna Lidia Cesarani, mi ha favorito nella mia ricerca e così quello che cercavo l’ho avuto: utilizzerò i tuoi “nulla è dovuto al fattorino” nel migliore dei modi.
Se invece parlassi della tua storia postale di Crema, dovrei scrivere un libro. Ciao
Ti voglio ricordare per tutta la tua cortesia, la tua signorilità, per il tuo garbo che incoraggiavano noi “giovani rampanti” a non sentirci a disagio.

Luciano De Zanche
Presidente del CSI di SP
Medico chirurgo. Bell’uomo, rosso di capelli, preciso, attento, scrupoloso. “Le lettere disinfettate”. Ha scritto un libro sull’argomento. I suoi interventi, durante le assemblee erano consigli preziosi per tutti. Per aver usato una frase scritta da una professoressa universitaria per sintetizzare un periodo del medio evo, da lei trattato, fu portato in giudizio per “lesa maestà” per non aver citato la fonte dello scritto in un tabellone pubblicitario in quel di Prato, o Pisa. Il suo libro sulle “disinfettate” è storia per tutti”.
Vorrei tanto incontrare i tuoi figli: forse sono come te, pieni di entusiasmo e d’amore per le cose iniziate dal padre, o, forse, delle disinfettate “se fregano altamente” e farebbero bene. Ma li ho conosciuti e mi piacevano!
I corrispondenti postali, la Storia della disinfestazione postale in Europa, le lettere dei mercanti dal Basso Medioevo alla Serenissima.
Io avevo classificato ben 11.000 lettere A Q dal 1608 al trattato di Campoformio. Ero andato specificatamente a Genova per acquistarle dagli eredi dei fratelli Oliva. Ma non mi convinceva il” trasporto”, non risultava dal documento. O meglio mi interessava solo il “foglio di viaggio” che le accompagnava a destinazione e quindi vendetti tutto… a speculatori seriali che vedono nelle AQ le prefilateliche veneziane o solo documenti fiscali. Addio, amico mio…


Adriano Cattani
Fondatore del “Bollettino Prefilatelico storico postale”
Parla dei nemici come vuoi, ma parlane.

“Questi è il Monti, poeta e cavaliero,
gran traduttor de' traduttor d'Omero » (Ugo Foscolo). Era il più grande interprete della follia. Scapestrato, fulvo, di prorompente vitalità, parlò di tutto il suo amore…e per questo sei salvo ai miei occhi penitenti.

Luciano Buzzetti
Ha fondato l’Associazione Italiana Collezionisti di Posta Militare.
Un’amicizia bellissima. Un rispetto reciproco. Un’attenzione vigile e sincera.
Cosa amasse Luciano, non lo saprei dire. Tutto e niente. Tutta la storia postale militare e tutte le tariffe del mondo. “Una storia postale non può prescindere dalle tariffe.” Quando si illustrava un pezzo bisognava occuparsi della tariffa, del porto, dell’esenzione. Ha scritto molto sulle Poste Militari nella prima guerra mondiale 1917-23. Era sempre alla ricerca di un pezzo unico o poco conosciuto. Ha lasciato Edda in lacrime quando prematuramente ci ha lasciato. Aveva un mare di libri da consultare.


Vanni Alfani
Frequentò la scuola di uno dei più grandi maestri di storia postale del tempo, il conte Filippo Bargagli Petrucci * e ne fece tesoro per le sue ricerche. Si innamorò della Guerra di Spagna, ma nel suo cuore viveva la storia postale di Toscana. Il mio ricordo perenne, però, è legato ad un suo racconto edito sul giornale dei Lions di Toscana. E’ la moglie di un filatelista che parla e che vede il marito avvolto in una luce diversamente mentre osserva un blocco di lettere esposto al mercato delle pulci: le lettere che aveva scritto alla fidanzata in una precedente relazione.
*E’ stato un grande commerciante, ma soprattutto un grande collezionista e preciso riferimento per i culturi di Toscana. Debbo a lui le conoscenze sul piccione viaggiatore “Joker” valido per le mie ricerche sui mezzi di trasporto della corrispondenza.


Michele Amorosi
Era un militare di Trieste. L’ultima volta che l’ho visto ho pianto. Aveva venduto quello che più amava e che io avrei voluto avere. Non volermene, caro amico, resterai, perennemente nel mio cuore, come l’uomo più saggio che io abbia conosciuto. Io vedevo in te, nella tua parlata triestina, i miei cugini ormai scomparsi, ma sempre vivi nel mio cuore: da giovane mi regalarono i più bei libri dei fratelli Tréves che conservo ancora gelosamente e che sono stati bagaglio di conoscenza e di vita.

Valter Astolfi
Troppo o niente. Tu sei la personificazione dello storico postale. Hai tempo, denaro, una passione profonda, rispettata dalla moglie, e pensi, computi, ascolti. Sai raccogliere con grazie quello che altri dimenticano per strada. I tuoi interventi, e le tue collezioni sono sempre complete. Poche Giurie riescono ad aggiungere qualche consiglio. Come impostare una collezione sul territorio, rimane il fondamento delle tue ricerche per Le Occupazioni ed Annessioni italiane nella seconda guerra mondiale, oltre che Albania, Francia, Grecia, Jugoslavia ecc., ecc….
Spero che la cara tua moglie stia bene…un abbraccio forte da Ercolano, sì perché per te sono l’Ercolano del Lago di Garda.

Elio Balossini
“Della fatal Novara”. Senza rimpianti hai lasciato ad altri, ogni tua raccolta preziosa. Vendere non è il temine esatto, non avevi bisogno di vendere. T’era venuta a uggia La Posta del Risorgimento: era bella la tua collezione. Era pulita, necessaria, esaustiva, quasi completa. Quale forma di follia, più di me stessa, ti abbia colpito, non lo sapremo mai. Noi ti abbiamo chiesto come stavi senza le collezioni. Ti sei tenuto almeno una fotocopia per continuare ad amare? No, mi hai risposto…e fu tragedia per il mio cuore. Forse il tempo, marginerà ogni ferita.
Mi mancherà la certezza delle tue ricerche che tanto amavo ed ammiravo nelle mostre. Ad majora, caro amico, so che sei impegnato nel volontariato di alto livello e per questo ti “assolvo” per il male che mi hai fatto.
Perché, vedi Elio, quello che era tuo, era mio sul piano della conoscenza e a volte questo non basta, ma è sufficiente per vivere.

Federico Borromeo D’Adda
Non ci siamo mai conosciuti; ho però ammirato la tua posta militare Napoleonica.

Balbo Bertolani
E’ l’autore di un grande lavoro BOLLI ED ANNULLAMENTI POSTALI BRESCIANI DAL 1810 AL 1910, pubblicato per i tipi di Sirotti Editore e a completamento , pubblicato postumo dal sottoscritto , “I Bolli ed Annullamenti postali Bresciani dal 1911 al 1970”. Della sua Brescia raccoglieva tutto, aveva 4600 cartoline diverse di Brescia città. Era mantovano di Borgofranco Po, piccolo centro posto nel mezzo della Valle del Tartufo mantovano. Ma Brescia era divenuta la sua nuova patria e ne raccolse ogni annullamento. Tua moglie e i tuoi figli ti volevano bene: ti amavano e rispettavano perchè impersonavi l’umiltà sapiente che, timidamente, conosce ogni aspetto della storia postale. Pappalardo e i” suoi quattro lettori” ti ricordano pieno di iniziative.
Voi conoscete Pappalardo?

Beniamino Cadioli
E’ un professore di storia postale. E’ la gentilezza in persona. Parla con delicatezza, sa bene quello che dice. Non interrompe mai l’interlocutore, ma il suo dire è un giudizio senza appello: parla se conosce, dice e spiega solo quello che sa.
Dell’Eritrea, della Libia e della Spagna, conosce tutto. Poi fa come tutti: s’innamora di una cartolina, di una foto, di una diligenza. Ma tu sei di Quistello …hai la pace interiore del modenese e la sapienza antica dell’attesa.

Marino Carnevalè Mauzan
Nevers è la sua patria. Noi mantovani conosciamo questa splendida città francese perché il principe Carlo I di Gonzaga-Nevers morì a Mantova nel 1637.
Per questo nacque subito una reciproca simpatia.
Ho avuto con lui una grande discussione sulla storia postale. Ma non si può dire. Il possesso è relativo, sosteneva lui che bastasse la conoscenza per fare storia postale, per me non si può agire se non si possiede fisicamente un pezzo. Non possiamo fare la storia postale senza “pezzi”, senza i documenti, non è la conoscenza che fa la storia postale. La storia non ha bisogno di un piano, per la storia postale bisogna limitare il campo dell’agire, ma presentando i pezzi conosciuti o esistenti. La conoscenza senza i pezzi non vale.

Lorenzo Carra
I Tasso. No! Non è lui! Perché dovrei ricordare il suo nome legato ai Tasso? La storia Postale della terza guerra d’indipendenza con ogni riflesso legato al STORIA POSTALE risorgimentale veronese, quella si!. “Non rincorro la gloria, la fama, il potere e meno che mai il denaro”. Fermati amico mio, non diventar l’inutile servitor, non farti sopportare: noi ti vogliamo bene per quel che sei: intelligente, sicuro nella tua ricerca, oratore brillante. I Tasso sono stati studiati in ogni tempo e i documenti sono nelle mani sicure. Cornello dei Tasso * vivrà “Umile di tanta gloria” fra la posta e la guerra.
*Cornello dei Tasso, in Valle Brembana, uno dei borghi più belli d'Italia (BG) .

Ruggero Luigi Cataldi
Fratello caro, amico mio carissimo. La vita intera non basterà a ricordare quello che meriti e che hai fatto. La Scaligera ti è debitrice di tanta nobiltà d’immagine.
Giornalista, scrittore. Il tuo nome rimane legato, non tanto alle tue ricerche sulla Posta Militare dei corpi di spedizione, sulle missioni militari, ma per aver scritto “La posta in Verona e nella sua provincia”. Dobbiamo alla tua penna anche “Note di Storia e Cultura Salentina”. Un abbraccio alla tua terra benedetta. I tuoi dotti interventi sulle procedure e sui regolamenti postali sono ancora di salvezza per tutti. Certezze che sono la tua profonda conoscenza può ancora fornire. Ad majora per sempre tuo Luciano.

Camillo Cavagnari
Era un uomo che si presentava antipatico, un sapiente che si compiaceva della sua conoscenza dei francobolli del Lombardo – Veneto: questa era la sua passione ultima. Cercava il pelo nell’uovo su ogni questione ed aveva sempre da obiettare su tutto e su tutti. Usai della sua sapienza in campo legale per migliorare lo Statuto della Scaligera. Anzi, per un anno, volli che fosse Presidente ad interim, ma capii presto che avrei fatto la fine delle rane mettendo sul trono il serpente e quindi, dopo un grande assennato ringraziamento in assemblea per prezioso contributo, feci in modo di non avere più come Presidente un “imperatore”: saremmo diventati tutti suoi sudditi.. Optai, così, per la Presidenza più ragionevole e morbida quella impersonata del caro, buono, simpatico Guido Strapazzon che tanto teneva alla carica.
Il Cavagnari era una personalità pubblica di primo piano: segretario generale degli archivi italiani: compulsò tutti gli archivi dei comuni di Lazio e Umbria e chissà quanti altri alla ricerca del “vello d’oro”. Gli archivi sono rimasti vuoti e requisiti.
Tutti i timbri a secco di quelle province della “terra di nostro Signore” trovarono il giusto collocamento: una parte verso la Confederazione nella terra di San Gallo, una parte seguì il naturale inserimento verso l’Umbria e la Sabina, le Marche e le Romagne a mezzo di Mario Gallenga classificate con il suo libro“Per il servizio di Nostro Signore”.
Certamente l’uomo sapeva cosa vendeva o meglio imparò presto la preziosità dei suoi “compulsamenti”.
Sinteticamente circa 11000 pezzi andarono verso la Svizzera
Circa 250 da Gallenga
2500 sono stati venduti a Gandini
La collezione intera fu venduta, presente il sottoscritto a Francesco Garibaldi di Genova.
Nascono polemiche di ogni tipo e grado con vollmeier che convince Garibaldi a disfarsi dell’unica collezione completa esistente al mondo.
Non so, dopo quanto tempo, ma il Garibaldi mese all’asta di Santachiara la collezione che rimase invenduta. Dopo il naturale ciclo di attesa, mi si chiese se ero interessato all’acquisto e di fare una offerta.
La collezione tutta, venne nelle mie mani.
Ho fatto una elaborazione ed uno studio portandolo a conoscenza dei “pezzi” attraverso il Bollettino Prefilatelico e storico Postale di Padova con un lungo specifico articolo. La collezione l’ho presentata a Milano nel 2005 con il titolo”Le Poste di Nostro Signore”.
Mi è stata rubata dopo la consegna. Ma quella è un’altra storia.
Sintetizziamo ancora un po’.
Cavagnari fece il libro “I Timbri a Secco”
Ha chiesto a Paolo Vollmeier di tradurre la presentazione in tedesco.
Vollmeir capì che Cavagnari avesse fatto dei punzoni per riprodurre i timbri a secco nel libro: voleva che il lettore si rendesse conto di come era un timbro a secco, ma non ne fece nulla, rimase un pensiero, punto e basta.
Non se ne fece mai nulla perché nel libro i timbri a secco sono fotografati a luce radente.
Cavagnari non ha mai fatto o riprodotto un timbro a secco con nessuna tecnica se non quella fotografica usata per il suo libro.
Se potesse tornare indietro! Folgori e pazzie… farebbe disastri incontenibili.
Ma non è il caso che io mi intestardisca su una singola questione: sono i superbi che si arrogano il diritto di tirare giù dal cielo la storia. Noi l’abbiamo raccontata così come l’abbiamo vissuta: la mia collezione era storicamente valida e unica, ho smarrito solo quella che ho presentato a Milano, ma posseggo quasi tutti i pezzi smarriti. Alcuni però, non si potranno più vedere se non attraverso il Bollettino, su citato. Volete consultare qualche opera scritta sull’argomento, vi aiuto io.
Aggiungo che Gallenga, cortese antiquario romano, mentre era presidente dell’accademia di Filatelia, mi chiese di salutare Francesco Garibaldi, era proprio un discendente di Giuseppe Garibadi, quando se ne dipartì da questo mondo. Ecco:


Mario GALLENGA (Roma 7.3.1907 – .4.2002)
Antiquario, dal 1976 membro e per diverse volte presidente dell’Accademia di Filatelia.
Opere principali: I bolli delle Romagne dalle origini alla fine del XIX secolo (1968), I bolli delle Marche dalle origini alla fine del XIX secolo (1972), I bolli dell’Umbria e della Sabina dalle origini alla fine del XIX secolo (1973), I bolli del Lazio dalle origini alla fine del XIX secolo (1976), Rettifiche di bolli e bolli inediti delle Marche (1982/83), I bolli di Roma dalle origini al 20 settembre 1870 (1980), Per servizio di Nostro Signore (1988).


Aldo Cecchi
E’, unitamente a Beniamino Cadioli, co-fondatore e anima dell‘ Istituto Studi Storico Postale Onlus di Prato. E’ stato il primo presidente dell’Associazione Italiana Collezionisti di Posta Militare, di cui sono socio fondatore.
Ha organizzato il Museo Datini, già importante per la conoscenza di tutte le comunicazioni postali fra Prato, la Toscana e tutta l’Europa medievale.
Per noi filatelista Il Museo raccoglie le fotocopie di tutte le collezioni messe a concorso dalla Federazione. E’ così che si è salvata anche la mia collezione rubata a Milano nel 2005 dal titolo “LE POSTE DI NOSTRO SIGNORE”. Incompresa, invidiata realtà di cui, purtroppo, non potrò mai rifarle nello stesso modo, ma chissà…forse nei miei archi, se il tempo continuerà splendido, a ripresentarne una rifatta, senza ovviamente i pezzi unici presenti in quella rubata. (Tutto è immanente per la Follia). Sei andato avanti. Ti ricordo caramente. Venditore di macchine, forse avresti sofferto di meno se continuavi nella tua professione. O forse no? Hai vissuto come hai voluto e questo basta.

Come si chiamava quel vecchio collezionista bresciano che prima di morire volle pubblicare e commentare ogni lettera, ogni pensiero, ogni ricordo che ebbe a condividere con i “suoi quattro lettori”… come si chiamava. Pappalardo si chiamava.
Mi diceva: “tu scriverai le mie memorie”! Non l’ho fatto, ma cerco di dare a ciascuno il suo.
Non perdiamoci in chiacchiere. I ricordi ribollano nella mente come una pentola di fagioli.

Giuseppe Cirillo
Sei troppo giovane per aver sofferto del male “oscuro”. Ora raccogli e metti tutto sotto il letto. Vedremo! La tua competenza è pari alla sua perspicacia e stai imparando, ora le regole, per gestire domani, un grande gruppo. C’è tutto l’impegno, ti manca solo il tempo, fra gli amori nascosti, le carte, i politici sei sempre pieno di impegni.
Caro amico, l’Università ti toglie ancora troppo del tuo tempo libero. Quello che riservi alla filatelia è troppo poco: un amore va vezzeggiato, coccolato, desiderato, condiviso. Tu stai sempre cercando su internet... l’ultima meraviglia sconosciuta. Buon lavoro, sei un caro amico da sempre.

Roberto Colla
Sarà per un’altra volta.

Sergio Colombini
E’ il generale dei carabinieri in pensione che mi considera suo amico. Per me è un onore. S’interessa di tutte le guerre e anche della marina. Non ho mai visto qualche slancio verso un settore anziché un altro. Crede la guerra una funzione della sua professione e quindi ragiona da professionista.
Un uomo gentile, caloroso, simpatico, con una bella voce maschile. Ho conosciuto tanti tuoi subalterni che con te hanno condiviso “La fedeltà” duratura nel tempo.
Ha rispetto di tutti, ma la sua mente è certamente forgiata per rilevare le componenti di ogni aspetto legato alla storia postale militare secondo un ordine preciso.
Ma cosa sono Dio, Patria, Famiglia? Sono gli argini di sicurezza per fronteggiare la paura di perdersi in questo mondo incapace di darsi delle regole certe.
Tu, caro amico, hai tutte queste virtù nel cuore e nella mente.
Compagnia, corpo, patria, famiglia, Dio… le regole nascono dalla fedeltà.
Se non è elogio alla follia questo?!

Giorgio D’Agostino
La posta militare era il suo pane quotidiano. Tutti noi, per aver subito notizie chiamavamo “Giorgio”. Pupillo di Luciano Buzzetti, era il vero romano di Roma, sempre senza quello che gli serviva, sempre pronto a qualificare un pezzo.
Ti sei sepolto a Civitavecchia, la nuova e splendida regina del mare ma tu rimani romano di Roma con tutte le sue virtù e i suoi difetti. Sei andato avanti. Là hai trovato tutta la storia postale militare che cercavi.

Gli studiosi di storia postale sono sempre in prima linea. E’ una categoria che nutre una grande soddisfazione di sé. Come Sisifo in un batter d’occhio sfornano leggi e regolamenti. Tutti giusti per carità, a qualche legge dobbiamo ubbidire. I pareri sono gratuiti. Come i certificati di garanzia dei “periti” filatelici. “A mio parere il pezzo”
E’ incontestabile che a suo parere tutto sia a posto. Ma è buono o no? Bisogna avere pezzi di raffronto e questi sono rari. Le condizioni generale, la carta, la stampa, la sovra stampa, i dentelli, la centratura… tutto è a posto… a mio parere è certamente un pezzo valido
Dovrei saltare a piè pari i sofisti filatelici e i teologi. E’ gente che cammina a testa alta, di temperamento estremamente irritabile.” Ipse dixit”. Uso per te Franco Rigo questa allocuzione. Mi ricordo quando a Macerata lacerasti il diploma di medaglia di bronzo assegnataci dalla Giuria. Io quell’occasione ero “allievo giurato” e cercai con ogni mezzo di oppormi a tale infamia. Ma dovevo tacere. Avevo parlato per sei ore di seguito. Non avevo convinto nessuno. Ma riprenderemo questo discorso un’altra volta.


Mario De Fraja
E’ stato un ingegnere dirigente dell’Enel, diciamo di Bassano del Grappa. Più delle franchigie 1 GM dell’esercito turco, marina inglese e dei sottomarini tedeschi tascabili “U-Boot”, è un tematico per eccellenza. Ha imparato la grammatica del tematico e sa sempre districarsi bene per concludere le sue numerose premiate collezioni.
E’ stata una piacevole scoperta averlo ritrovato , in pensione, pieno di nuova energia.

Umberto Del Bianco
Sei stato un maestro, per noi tutti del Centro Studi.
Come faccio a trascrivere il contenuto dei tanti tuoi libri meravigliosi che hai scritto! Molti mi riguardavano da vicino. La tua ricerca sui laghi lombardi, ad esempio, legata alla Storia postale del Lombardo Veneto (tre volumi) è una ricerca valida per tutti. Grazie per il bene che hai dato alla filatelia in generale e alla storia postale in particolare. Sei amato e rispettato da tutto il nostro mondo. In te la follia ha certamente seminato molta crusca, divenuta farina per pane.
Sei difficile da capire perché parti lontano da quello che vuoi dire: la gente non capisce, vuole tutto in fretta e in sintesi, ma noi siamo di un altro mondo dove l’attesa fa parte del ragionamento. Le leggi che valgono in sintesi per i Commissari o per gli esperti sono dure da comprendere in certi casi. C’è sempre uno sfasamento fra il concepire e l’esprimere anche solo perché quello che è maturato nella tua testa sul piano della storia, finisce per non coincidere con la realtà.


Gianni Deppieri
L’ultima volta che ci siamo visti abbiamo riso: FERMO POSTA. Che cos’è?
Una collezione che ho amato come se fosse mia. Era esaustiva sul piano dottrinale, era completa sul piano della ricerca, era un peccato mortale per i miei occhi. Chi scriveva in fermo posta? Gli amanti nascosti, gli amori perduti, i falsi profeti, le porno star con le foto, o semplicemente chi viveva senza fissa dimora?
Chi voleva ricevere notizie a mezzo posta di nascosto dei parenti. O forse semplicemente era come avere una cassetta postale all’Ufficio postale!
Il destinatario chiede: “spedire fermo in posta”. Mi sembrava un altro mondo dove la lettera era l’espressione più completa della nostra relazione…dove le parole erano misurate. Chissà come è finita, amico mio: ti sei stancato!
Quale era il demone che cercavi: la lettera o il contenuto. Un follia …una follia il mio dire. Non volermene, qui tutto è follia. Qui a Naole “ se fa sera con le ciacole e i peoci” “quasi quasi… el sembra carneval”.
“Cossa diseu, che bei spassi che avemo abuo? . che diana gnanca una strazza de commedia no avemo Visto. Ve feu maraveggia per questo. ……(così Goldoni nelle baruffe) Pensa, invese, cosa el dise sto sior qua adeso.
Non volermene ti voglio bene!

Quirino Ferron
Ha vissuto di filatelia tutta la vita. Ha organizzato a Lonigo, la sua Patria, la prima o la seconda Kermesse di storia postale militare: un trionfo. Bei tempi: Luciano Buzzetti presente, ma ammalato, Ermentini dr. Arch. Giuseppe detto Beppe, con le trombe e le bandiere dei Postales, tutto fa storia postale, anche le divise dei portalettere, la borsa tracolla, Antonio Castagnoli del Circolo Filatelico della Banca d’Italia con le quattro divisioni della RSI con le lettere piccole e grandi. Un successo. Io presentai la Divisione Littorio…tanto per cambiare argomento. Tutto quello che si può trovare sull’argomento: è stato l’alpino Masseroli che ha conservato tutto quello che scriveva tutti i giorni dalla partenza alla fine, un diario preciso e cronologico, un successo? No! Non conoscevo il valore della censura di Monaco: Rossi mi corresse o meglio mi indicò il timbro in gomma di riconoscimento. Ogni giorno se ne impara una.
Il mio più profondo ricordo, caro Quirino, è però legato alla scoperta che hai fatto della Posta per i piccoli, di cui io avevo solo qualche lettera. Una scoperta importante, dimenticata da tutti perché nessuno la conosce o l’ha cercata.
De che si tratta? Sono francobolli della “floreale”o dell’”imperiale” in misura ridotta utilizzati dai bambini per corrispondere fra loro .
A proposito di Lonigo! “Conosci le rosse di Lonigo”? Bella domanda! Lo sanno tutti che si tratta della affrancature meccaniche esposte a Lonigo per la prima volta, non volermene, mi sono dimenticato il nome del presidente pro – tempore che le espose la prima volta. Fu vera gloria, lui non fu soddisfatto del punteggio della Giuria… sono i giurati che sono”pazzi” di te o Talia.

Lorenzo Bernardelli
Era ragioniere Lorenzo Bernardelli, fondatore della Scaligera di Verona nel lontano 1933. Si deve a lui statuto e regolamento che non ho mai modificato se non nel momento in cui abbiamo abbracciato la numismatica con la filatelia.
Poteva parlare di tutto: conosceva a memoria i francobolli di tutto il mondo. Aveva raccolto tutti i francobolli del Penny nero che formavano il foglio: 240 francobolli. Voi sapete che sono diversi uni dall’altro: la sequenza delle lettere porta alla diversità.
Aveva capito fin dal 1967 che sarei stato il suo biografo perché da lui ho imparato ogni aspetto, ogni segreto, ogni palpito della storia…della pazzia…della passionaccia come diceva lui.
Alcuni lo ricordano per la sua collezione sulla Occupazione di Corfù, altri per le isole del Dodecanneso, di cui ha scritto, unitamente a un inglese, stampato da Sirotti, un bellissimo libretto. Un’altra collezione riguardava l’”Uso dei francobolli italiani nei territori occupati durante il periodo 1940/43.
La sua competenza vera erano gli annullamenti italiani di tutti i tempi. Scrisse sull’Écho de 1a Timbrologie (1932) le più belle pagine elencando gli annulli italiani.
I suoi articoli a difesa della filatelia sono rimasti unici ed ineguagliabili.
Era sempre in discussione con un altro grande filatelista, consocio della Scaligera, Camillo Cavagnari. Era un alpino e quando c’era festa nei dintorni di Verona, faceva Festa. Ammorbidiva il suo sguardo penetrante, diventava più cortese, era scherzoso e felice ….inneggiando al buon vino.
Filatelia, poteva attendere, a casa lo aspettavano con ansia la moglie e i due figli. Bravi ragazzi. Subì anche un periodo di tragedia della vista. Era divenuto quasi cieco. Allora voleva che spiegassi a lui, non vedente, le lettere che mi passava da esaminare. Mi correggeva, quasi sempre: noti ragioniere, non c’è in basso un timbrino, lui sapeva, vedeva senza vedere. E così imparai a leggere le lettere.
Sono stato, forse, l’unico che ha ammirato tutta la sua “passione”.
Un insieme notevolissimo di preziosità. Con tutte le mie forze tentai di comperare dagli eredi l’intera raccolta…era troppo per le mie forze e per le forze unite di un altro amico. Forze per darvi un’idea, ma è un’approssimazione personale e quindi ha valore, zero: 10 appartamenti a Verona?
M’insegnò che l’acquisto di francobolli dal servizio postale poteva essere fatto da chiunque, blocchetto degli assegni, un commerciante, tutti francobolli nuovi o usati della Repubblica Italiana, di San Marino, del Vaticano, in un attimo…sono un collezionista come te! “Provi”, mi disse, a raccogliere i “Coralit”, veda se riesce a trovarne qualcuno durante le manifestazioni veronesi, cerchi di capire, come era l’affrancatura, la liberatoria iniziale, la successiva consegna alle Poste e la successiva affrancatura per raccomandata nelle PT di arrivo! Cerchi, cerchi, quella storia, sarà particolare, non unica, ma rara. Sa che cos’è una affrancatura tricolore, lei che mi ha aiutato ad esporre nel ridotto del Filarmonico le più belle collezioni del Lombardo Veneto? La cerchi in quel pacchetto legato con una striscia di carta per non lasciare la traccia.
Marcello Catania! Catania chi era costui? E’ quello che ha siglato tutta la posta proveniente dalla collezione Bernardelli. Non avevo mai sentito parlare di Marcello Catania, perito filatelico. Conosceva molto bene la storia d’Italia e quindi in ogni occasione cercò di coniugare la grande quantità di materiale che aveva accumulato con la Storia con la S maiuscola con la storia Postale.

Richard Harlow
L’Ho conosciuto in Italia quando era presidente del Circolo Filatelico Italiano di Londra. Era innamorato del Lago di Garda. Aveva quasi tutti gli annullamenti conosciuti, tranne ovviamente, Benaco. Da questo gruppo ho imparato un democratissimo sistema di conduzione di una associazione: la presidenza cambia ogni anno, tutti i partecipanti sono obbligati, a turno, a far partecipi delle loro ricerche o illustrare le loro collezioni con visite didattiche programmate durante l’anno con i consoci del circolo.
Per l’amico Richard era l’anno della sua disponibilità: doveva parlare dei laghi italiani (1975). Raccontai della mia ricerca che avevo fatto quando pubblicasi il libro”La Storia Postale dei grandi laghi italiani”. Era un caro amico di Buzzetti. Credo che ci siamo conosciuti a Livorno durante una manifestazione della AICPM. Parlava un italiano stentato ma almeno lui si faceva capire.

Giorgio Khouzam
Ero amico più del padre, il grande presidente della Federazione Italiana che è stato un vero addestratore per noi veronesi: infatti nel 1980 abbiamo celebrato la prima Competizione Nazionale a Verona “Verona ‘80”: Segretario Generale Guido Strapazzon, direttore Mostre, il sottoscritto. Dimentichiamo tutto.
Contagiato da cotanto padre, colleziona, per quanto ne so io, la guerra Italo-Turca, la posta europea in Egitto (unica e bellissima). Forse si occupa anche di Colonie, anzi, devo aver visto a Milano un bella collezione sull’argomento.
Khouzam ha anche il pregio di aver ripreso le pubblicazione di CURSORES la rivista di Storia Postale il cui direttore responsabile è, oggi, Angelo Simontacchi che rappresenta la nuova generazione che ha preso le redini della Filatelia.
Noi non distinguiamo la FILOGRAFIA dalla Filatelia perché questa ha “il merito di aver portato l’attenzione collezionistica su ogni tipo di testimonianza scritta che, attraverso la posta, si è irradiata nel Mondo”(da archivio Bolaffi).
(Non si dimentichi che le mie collezioni riguardano tutti i mezzi di trasporto della corrispondenza di ogni tempo e paese, non ve lo avevo ancora detto). Ditemi voi se non è pazzia, questa!

Pietro Lazzerini
Era simpatico e ci rispettavamo, pur avendo sempre il dito contro. Tu conosci i toscani o no! Loro sono sempre In. Anche lui senza saperlo. La sua Posta del risorgimento era legata alla sua terra. Amava Livorno come fosse stata l’unica matrice del mondo. Voleva riprodurre le manifestazioni Veronesi a Livorno. Anzi mi portò a vedere un vecchio filatoio che doveva essere trasformato. Dichiarai che il luogo non era adatto. Lui intuiva che non erano solo le qualità organizzative dei veronesi legati in associazione che riuscivano a fare delle Manifestazioni uniche e invidiabili, sapeva che Verona, così gli spiegai, aveva una centralità geografica, politica nel contesto dell’Europa non rintracciabile in nessun altro luogo, anche se più grande o importante di Verona. Creò una sua associazione in Toscana. Non lo seguii solo per il grande rispetto che avevo delle sue conoscenze: ritenersi qualche spanna superiore alla gente comune non è un grave peccato solo se non è la veste che indossi o il tuo dire ti fanno riconoscere la tua grandezza. Lui era così, tanto saggio e spregiudicato: non faceva vedere la camicia fine che aveva sotto la veste. Ecco la Pazzia che ritorna! Ciao. Qualche ramo si fa già vedere anche nella mia mente. Hai fondato ASPOT e hai ripreso “IL MONITORE DELLA TOSCANA”, ora portato avanti con grande competenza , serietà e capacità da Roberto Monticini e Alessandro Papanti, due colossi della storia postale di Toscana, di cui da sempre sono un ammiratore per le “diligenze” di altri tempi. C’è stato un periodo che cercavo, proprio di Toscana, le corrispondenze trasportate dai pullman in partenza dalle località dove finivano i messaggeri postali ferroviari. Mi sono perduto e non ho più continuato.

Giovanni Riggi di Numana
E’ l’uomo della Sindone, ha partecipato al “più celebre studio condotto sulla Sindone di Torino, per la grande risonanza che ebbe all'epoca sui mezzi d'informazione, è la datazione del lenzuolo eseguita nel 1988 con la tecnica radiometrica del carbonio 14”
A conoscenza che Giovanni Riggi di Numana era un microanalista, si tentò, a Roma di coinvolgerlo nell’analisi dei “Timbri a Secco” per stabilire se erano veri o falsi, o meglio se si potevano far risalire al 1525/1596 circa. L’esperimento fu eseguito su lettere del 1700. Fu un disastro: le lettere furono distrutte, incenerite, per la verità. Risultato: due buone, una così,così e un’altra … non buona.
A proposito da nuove ricerche:
“due team, uno delle Università di Padova, Modena e Bologna, l’altro dell’Enea di Frascati, hanno dimostrato che la Sindone è vera”.
Giovanni mi pregiava, in ante prima, di ogni suoi scritto. Specie se trattava di prefilateliche, di cui era un cultore: piegatura, chiusura, linguella, timbro a secco, ceralacca ecce.
Amava i francobolli: ha fondato una associazione CIFO: Collezionisti Italiani Francobolli Ordinari. Se è non follia questa!

L’Elogio alla Folla

Già, cari consoci, a tessere l’elogio della follia si perde il senso del tempo e della misura. Tuttavia ogni discorso deve avere un capo e una coda. Quindi smetterò di raccontare gli incontri con i “pazzi” come me perché qualcuno potrebbe pensare di parlare senza prove: Pazzia potrebbe parlare di sè stessa e passerebbe per una povera sciocca dicendo che dove non c’è arrosto ci si accontenta del fumo.
“Fingere a tempo e luogo pazzia è pur somma sapienza”e questo potrebbe bastare per concludere che questa storia affascinante, questi incontri con i filatelisti, questo mio modo di presentare le loro erudizioni sia una simulazione per far meglio risaltare le virtù di ognuno.
Non è stato Dimitri Kandaouroff con “LA POSTA una storia affascinate” che dichiarò che il collezionismo filatelico è sempre stato un hobby tra i più diffusi. Il campo della storia postale è talmente vasto da stupire per la grande quantità di materiale disponibile. A proposito il principe Dimitri, grande esperto del mercato filatelico, è vissuto a Parigi dove ha fondato la sezione filatelica della Croce Rossa.
Storia affascinante certamente la sua, ma voi conoscete un commerciante filatelico che si è arricchito con un comportamento saggio? O la rarità è quella che è nelle sue mani? Del resto ovunque si volga lo sguardo, a papi, principi, porporati, amici e nemici, umili e potenti, è il denaro che la fa da padrone. Forse i saggi lo disprezzano ed è per questo che nessuno li vuole vicino a sé.

Luigi Grippa
Era un perito agrario dipendente dalla Regione Liguria. Amava la Francia e la storia postale di Napoleone, il Grande. Questi era per lui un semi – dio al quale sacrificare ogni minuto libero per raccontare le sue storie di guerra e di legislatore. Di Napoleone voleva avere tutto dalle firme degradanti sempre più verso la sola “N” alle lettere dei suoi generali. Era sempre la ricerca di qualche lettera che potesse riferirsi a qualche battaglia o personaggio napoleonico. Dei francobolli francesi, poi, era un conoscitore finissimo. Timbri e annullamenti su lettera provenienti dalle ambasciate francesi all’estero, specie brasiliane o argentine.
Mi hai trovato le corrispondenze trasportate sui battelli della Senna: il Pei Beuf, una lettera ritrovata nelle botti le “ BAULE DE MOULINS”, lettere trasportate nella Parigi assediata che, messe in un involucro di zinco, seguivano sotto il pelo dell’acqua il corso della Senna fino al centro della città.-
Ho acquistato molte lettere messe all’asta dai tuoi familiari, non preoccuparti sono in buone mani. La tua scrittura con i trasferibili è inconfondibile. Con te abbiamo organizzato la prima mostra sociale a Roma del Centro Studi: abbiamo affittato il Palazzetto dello Sport. Un’avventura! Pochi soldi e tante speranze. Un grande successo di pubblico e del collezionismo. Nei pascoli del cielo tieni un posto anche per me!

Paolo Guglielminetti
Rappresenta la nuova generazione che avanza. E’ partito in sordina con il “Catalogo degli annulli speciali del Regno d’Italia 1871-1946. E’ collezionista attivo in filatelia Tematica e storia postale. Mi ricordo della sua collezione “La paura corre sulle rotaie”, è un argomento di grande interesse per le mie ricerche sui mezzi di comunicazione. Anche con "
Posta ferroviaria nell'Africa sub-Sahariana” ha avuto un grande successo internazionale.
Rappresenta il tempo di passaggio tra due visioni di collezionismo. L’una quella dell’altro ieri (1980) nella quale è cresciuta al maggior parte di noi, in cui si partiva da piccoli a insegnarci come raccoglie i francobolli, la posta militare per numero, gli annulli speciali. Lettere di Lombardo Veneto affrancate con blocchi spaventosi…ecc., l’altra , quella attuale, in cui la coniugazione della Storia con la storia postale raggiunge livelli mai raggiunti in precedenza.
E’ simpatico ed uno dei giurati più apprezzati per l’equilibrio che manifesta nei suoi interventi.

Giuseppe LIKAR
Era un commerciante – collezionista “rovigoto” da cui ho “ricevuto” centinaia di migliaia di lettere di ogni tempo. No ..i francobolli ..no! Ma aveva accumulato una montagna di materiale. Un male “cattivo” ti ha portato via anzitempo, ma tu, come un certosino, avevi classificato ogni “pezzo”: un lavoro immenso.

Valter Astolfi
Non pare ma è più anziano di me! Lui non lo dice, ma è così! E’ bravo. Convincente quando scrive. Ha retto, quale curatore, la rivista “IL Francobollo”. Ma le sue conoscenze sono superiori a quello per le quali è conosciuto: recapito autorizzato, agenzie di città di Milano (mi ha superato: anch’io le cercavo da sempre per dimostrare la raccolta del corriere in città con carri elettrici autonomi), Albania e occupazioni ed annessioni. Io conoscevo quello che il maestro Bernardelli, mi aveva insegnato: la diaspora delle genti venete dopo la conquista di Trento e Trieste. Ecco perché sostengo che conosca molto più di quello che non dichiara. Valter è un Siddharta, non è quindi un mistico asceta, ma piuttosto un giovane che ricerca la strada a lui più consona nella vita attraverso il ragionamento e il tentativo di comprensione della realtà più profonda della filatelia in genere.
Il suo ragionare si aggancia a realtà da te conosciute e studiate, e raramente esci allo scoperto se non è certo di aver tutto dell’argomento intrapreso.
Non me ne volga…qui la follia… non è di casa.

Fiorenzo Longhi
Ci conosciamo poco. E’ un perito che scrive di aerofilatelia .
Voglio parlare di lui perché sostiene un principio travolgente relativamente alla Posta Aerea: sono da considerarsi veramente autentici i pezzi trasvolati a nome e per conto dei mittenti? Una diatriba che taglia, riduce, squalifica molta posta aerea del secolo scorso.

Fernando Corsari
Collezionista raffinato e documentato, coautore con Ugo De Simoni del catalogo “Aerofilatelia italiana”, è mancato l’11 dicembre 2002.
Lo conobbi qualche mese prima in occasione dell’emissione di un numero speciale di DE HISTORIA POSTALE” emesso in occasione del 70° anniversario dell’ascensione stratosferica di August Piccard che il 18.8.1932 aveva superato le Alpi e raggiungendo 16.201 da Dubendorf (Zurich) a Pozzolengo (BS). Sei andato avanti, caro amico l’11 dicembre 2002, complimentandoti per la ricerca che determinava in maniera definitiva che non in terra di Volta Mantovana finì il viaggio di Piccard ma in terra bresciana a precisamente a Pozzolengo, la sede del nostro Centro Studi.

Sergio Leali
“Cerca documenti in partenza dal mantovano in periodo risorgimentale”. Si presenta così il socio prediletto dall’AICPM e del CSI di SP. E’ stata questa la più ampia ricerca della sua vita. Caro amico «O Mantoano, io son Sordello de la tua terra”. Non dirò altro per non confondermi.

Giancarlo Morolli
Conosco, credo, tutti i sui scritti, sulla filatelia tematica, non siamo nella teologia filatelica, ma le regole che si sono dati i tematici sono molto precise. Le conservo con grande religiosità, credo che l’ing. Giancarlo Morolli ne sia stato un artefice.
Ma per attualizzare quest’elogio vorrei riferirmi ad uno degli ultimi interventi sul “Collezionista”, nella rubrica Tematicamente”, dal titolo “Luci per i naviganti” – spunti e curiosità per una collezione nata come capitolo di NAVI E NAVIGAZIONE e diventata ormai grande -. Sono elencati i francobolli rappresentati fari, e prende spunto dalle considerazioni di una collezionista statunitense – Delene Thomas, stanca di raccogliere francobolli degli Stati Uniti, praticamente dal servizio novità.
Gli spunti e le considerazioni sui francobolli presi in esame manifestano la grande competenza dell’estensore, ma sono guida per chi mai volesse iniziare una collezione.
Morolli è convincente e accattivante nelle sue considerazioni. Le certezze che manifesta, le considerazioni razionali che suggerisce, l’impostazione generale del ragionamento conducono necessariamente il lettore a quella curiosità che è propria del collezionista. Prende in esame le possibili richieste che il lettore si prospetta e, man mano che cresce nell’animo del lettore la richiesta, sempre più riceve le informazioni esaustive per l’argomento trattato. “Le torri di luce” diventano un argomento che ciascun tematico vorrebbe iniziare. Anzi, a un certo punto fornisce il Piano della collezione di Miguel Garcia Lescano, uruguayano, per la collezione ”FARI, UNA LUCE ALL’ORIZZONTE” quasi si dispiegasse un capitolo avveniristico di primaria importanza.
Otto capitoli, compongono la collezione, non so di quanti fogli, mo non importa.
- Benvenuti nel mondo dei fari
- Anatomia del faro
- L’influenza dei materiali
- L’evoluzione tecnologica
- Il linguaggio del faro
- Ubicazioni strategiche
- I guardiani
- Passato, presente e futuro
Vedete cari, amici, non si tratta di utilizzare tutti i francobolli con la vignetta “faro”.
Morolli, ci anticipa e chiarisce che sono circa 2300, ma di come inserire in ciascun capitolo i pezzi che forniscono le proposizioni del nostro sviluppo tematico.
Non so da dove ho preso le parole che seguono, ma sono interessati.

“Tutti siamo diventati filatelisti raccogliendo le nuove emissioni di uno o più paesi e poi andando a ritroso nel tempo per cercare di completare quelle collezioni con tutti i francobolli emessi in precedenza. La cosa funziona finché ci si accorge che diventa difficile completarla perchè restano mancanti i francobolli più costosi o difficili da trovare. E i nostri album finiscono per presentare quei tragici vuoti che ci appaiono come dei paurosi buchi neri...
C'è un rimedio contro questo pericolo? Certamente, ce ne sono diversi e noi ve ne proponiamo uno che è infallibile e che fa guarire da quello che abbiamo definito "il complesso del Gronchi rosa"!
Perchè una collezione tematica non è che lo sviluppo di un tema, cioè di una vostra idea, che vi piace e avrete liberamente scelto, realizzato con i francobolli.
Quale tipo di collezione, infatti, consentirebbe di mostrare insieme pezzi tra loro diversissimi per valore, paese ed epoca, ma che hanno in comune proprio quel tema che si vuole sviluppare?
Dunque, siamo riusciti a darvi un'idea, pur sommaria, di cosa è la filatelia tematica? Senza dubbio è il tipo di collezione che meglio di qualunque altra può esaltare la vostra creatività e la vostra personalità; ed è appassionante, provare per credere.
Perchè non pensate allora di iniziare una collezione su un tema che vi interessa? La musica, le Olimpiadi, la storia d'Italia, l'archeologia, il vino e cento altri ancora? C'è solo l'imbarazzo della scelta; e se l'affrontate con interesse e passione, può venirne fuori una collezione assai bella, che vi darà soddisfazioni particolari e vi impegnerà per anni nel migliorarla.
E questa è l'unica soluzione che consente veramente di evadere dalla schiavitù degli album a caselle e dei cataloghi e di non avere più il complesso della taschina vuota per il "Gronchi rosa" o, peggio ancora, per i "foglietti" dei diciottenni, alla faccia di chi vuole imporli a tutti i costi...!
Il Gronchi Rosa non è un francobollo? O lo è! Non emesso… o emesso e ritirato?
Volete collezionare per vostro diletto, organizzate la ricerca come volete, se invece volete partecipare ad un concorso con la vostra collezione, sappiate, fin d’ora che dovete seguire tante regole che i “tematici “ si sono date.
“La tematica propriamente detta sviluppa un tema accompagnato da testi esplicativi, la collezione per scopo di emissione è un insieme filatelico che ha come filo conduttore la scopo di emissione dei francobolli e la collezione a soggetto ha come scopo la raccolta dei francobolli con lo stesso soggetto rappresentato sulla vignetta.”
Non cercate, per carità, di vendere le vostre collezioni a soggetto o tematiche, avreste delle sorprese molto negative.
La passionaccia vale solo per voi, e basta. Solo qualche pezzo sarà oggetto delle mire di qualche “volpone”. Tutti i danari che avrete speso saranno sacrificati alla “Follia filatelica”
Nel vostro dire, nelle vostre ricerche, nel modo di presentare una collezione, ci sono modi consolidati che dovrete apprendere.
Non potete acquistare tutti i francobolli del mondo con la vignetta “la rosa” per avere la collezione della “Regina dei fiori”. No!
Non potete acquistare tutti francobolli dei “quadri” emessi da tutti i paesi del mondo cattivi o buoni, non sono collezioni tematiche.
Volete tutti i francobolli che riguardano la “conquista dello spazio?”Vi mancherà sempre la busta del primo uomo sulla luna del 20 luglio 1969, volata con l’Apollo 11, ma basterà una riproduzione viaggiata celebrativa dell’evento: è un esemplare unico. La tematica prevede lo sviluppo del piano.
Un filatelista veronese, un amante della tematica, aveva costruito ben 36 collezioni.
Sono state svendute in Spagna. In Italia, nessuno le voleva: non è vero…io volevo alcuni pezzi…ma ho fallito!
Allora, come al solito, non avete capito niente! La follia si è impossessata anche della mia mente e ne escono idee tutte sconnesse.
Ma voi avete capito.
Sono le idee che contano nella filatelia tematica, i pezzi per dialogare contano poco, è quello che sarete riusciti a proporvi come tema e come l’avrete sviluppato che ha senso e che conta.
“Dimentica di me stessa, ho ampliamente superato i miei limiti. Se qualcuno riterrà di aver udito parole troppo petulanti e sfrontate ricordi che a parlare è la follia che è donna: spesso un folle dice cose assennate.
Vi aspettate la conclusione del mio discorso, un buon epilogo? Ma siete pazzi davvero! Come posso ricordare tutti i volti e le parole che vi ho indirizzato…addio illustri seguaci della follia…è estate e bevete un bicchiere alla mia salute.

CHE COSA SIGNIFICA COLLEZIONARE STORIA POSTALE?

La collezione di Storia Postale

Una collezione di storia postale si compone di oggetti, quasi esclusivamente di natura cartacea, adatti a dimostrare in maniera ordinata ed adeguata il servizio svolto dalle Poste, oppure una parte o aspetto di esso; il tutto con riferimento ad un determinato periodo e/o avvenimento e nell’ambito di un’area geografica definita.

ll collezionista che si indirizza verso la storia postale deve avere un qualcosa in più rispetto a coloro che si limitano a consultare solo i cataloghi; in particolare: un certo interesse per la storia, quella con la "S" maiuscola, almeno relativamente al periodo in cui si colloca la collezione (la conoscenza dei fatti, delle date, ecc.)

Non esiste una regola costante per quanto riguarda l’impostazione di una collezione di storia postale; dipende dall’argomento, dal periodo, dall’obiettivo, ecc.

Per intenderci chi raccoglie francobolli fa “Filatelia Tradizionale” e non può partecipare a nessuna mostra.
Il quadro completo delle classi di competizione previste dalla FIP è infatti il seguente (in ordine alfabetico): Aerofilatelia, Astrofilatelia, Filatelia fiscale, Filatelia giovanile, Filatelia tematica, Filatelia tradizionale, Interofilatelia, Letteratura filatelica, Maximaflia, Storia postale.

“Absit iniuria verbis”sia detto senza offendere nessuno, ma la prospettiva, per chi partecipa ad una esposizione con la sua collezione è che deve tenere presente anche un terzo aspetto: lo spettatore, ignaro e curioso che vuole capire quanto è stato esposto..
Se abbiamo rivolto ogni aspetto solo al nostro modo di sentire, di capire, di raccogliere, ma soprattutto di esternare i fattori così come li abbiamo capiti, nessun problema, non c’è unicità nel trattamento di ogni “pezzo” che ci è servito per proporre un capitolo.
Ma per la storia postale che si rifà non tanto ad un Piano prestabilito, seppur da noi stessi elaborato, ma comunque molto rigido sul piano della finalità generale, ma alla Storia con la lettera “S” maiuscola, non possiamo fare interpretazioni.
E’ pur vero che la storia si legge con la testa di chi la comunica, ma sul piano oggettivo più generale ci sono aspetti che non possono essere modificati.
Per i tematico può essere il francobollo che indica il passaggio, che indica la possibile collocazione per storia postale non può essere l’emozione, la bellezza del pezzo che ne individua la collocazione, ma certamente la cronicità dell’evento.
Ma ragioniamo come spesso fa la “follia”.
Rappresentare l’entrata in Milano dei due condottieri (Napoleone e Vittorio Emanauele) posso usare una stampa d’epoca riproducente la scena o devo esporre una cartolina viaggiata che riproduce l’evento? Il visitatore risponde certamente, la stampa.
E se volessi rappresentare Cavour che visita la città di Milano in cerca di conferma sull’animo dei milanesi dopo la vittoria posso mettere una carrozza, delle tante raffigurate sui francobolli, o metto un francobollo raffigurante Cavour, nello specifico il vetturino non volle essere pagato, quando riconobbe il primo ministro savoiardo, dicendo in dialetto milanese “ lu ‘el paga minga”.
Per l’occasione fu emessa una bella medaglia ma che si può esporre con le buste dell’armata sarda o francese in partenza da Milano .
Possono coesistere buste spedite o ricevute da militari in guerra con le medaglie celebrative degli eventi, o delle stampe che li raffigurano? Possono essere inseriti ordini del giorno, manifesti, ordini militari affissi ai muri o spediti ai comuni occupati ? O no?
Caro Sergio, se dovessi lasciare la tua collezione in mano ai tematici, direbbero che non sei in tema, se la lasciassi in mano agli storici, ne farebbero una polpetta di carta, se invece l’ammirassi io e fossi colpito dalla follia che dice sempre la verità, ne farei un’esaltazione che i presenti certamente condividerebbero.
Non dico un “osanna” ma, fidati poco, ma ti assegnerei “oro grande con alloro”, o il Gran collier del “Toson d’oro”, quello che verrà messo in cantiere dalla Scaligera alla prossima mondiale.
Il Toson d’oro!
E’ la nuova conquista della rappresentazione storico – postale.
E’ la collezione ammirata dagli spettatori. Così vuole la follia.
Abbiamo già detto che la follia si definisce una falsa rappresentazione della realtà, quindi sulla realtà non può esprimersi che in modo falso.
Ma storia non può cambiare a secondo di chi la racconta!
La storia è storia! Coniugare la Storia con la storia postale diventa complicato, perché, spesso, si è portati ad introdurre concetti che non hanno nulla a che fare con questa. Una mappa per rappresentare le posizioni dei belligeranti, l’analisi del DNA di un fiore per rappresentarne la specie, un viso di una donna indiana per rappresentare una razza, se del mondo si rappresenta le virtù dei popoli rappresentate da alcuni francobolli, cosa potrebbe significare per il giurato che ligiamente applica le regole dei tematici?
C’è una sequenza narrativa: cioè un insieme di tante azioni, di tanti fatti?
Esiste una sequenza descrittiva: descrizione di cose, personaggi, luoghi, delle relazioni postali
Possono esistere delle riflessioni sui fatti raccontati, subite o attribuibili ai personaggi, o solo accennate dal collezionista.
Il collezionista è il narratore che si può esprime in terza persona sulla storia o sui personaggi .
La storia viaggia con le gambe di chi la racconta, e quindi, finisce sempre che nell’analisi il pensiero dell’autore è sempre rintracciabile: Cavour, per esempio, ha fatto bene a dare a Monzambano le dimissioni da primo ministro dopo la vittoria del 24 giugno 1859 ?
Posso rappresentare il suo stato d’animo mentre parla con il sovrano in villa Melchiori se non mi servo di un disegno o di una scena del film “Villafranca” di Giovacchino Forzano?
Di cosa posso servirmi: della relazione del segretario Costantino Nigra: “
Nigra, ca lo mena a durmì” (“Nigra, lo mandi a dormire!” )
O accetto il disegno dell’amico Walter Camatti dal quale traspare la forza del Re nel dichiarare la sua fermezza di accettare quanto stabilito da Napoleone con l’Austria.
Come posso , io Monzambanese, non descrivere questi fatti importanti passaggi, raccontando la storia postale della seconda guerra per l’indipendenza italiana.
Metto solo una busta in partenza da Monzambano e racconto il fatto…o non posso?
Lo spettatore vuole la storia coniugata con la storia postale, questi passaggi sono la storia, una lettera da Monzambano unita a un disegno dell’incontro danno al tutto un segno complessivo di verità.
Passo raccontare l’avvenimento servendomi di un francobollo dell’incontro di Villafranca, ma debbo sempre affidarmi anche in questo caso a un disegno.
No! No! No!
La storia postale non si fa così.!
Vediamo un altro argomento molto più vicino a noi.
La storia postale del lago di Garda.

Già nel titolo si capisce poco: Storia postale della navigazione del Lago di Garda…un po’ meglio.
Seguiamo un percorso possibile e realistico:
- quando nasce e dove nasce
- quando la posta ufficialmente viene trasportata dai battelli in navigazione
- le linee principali giornaliere
- i grandi trasporti merci e pacchi postali
- i francobolli acquistabili a bordo
- il periodo Lombardo - Veneto
- il periodo sardo italiano
- il regno d’Italia
- i battelli utilizzati per trasporto
- le cartoline dell’impresa di Navigazione

Tralasciamo la Grande Guerra sul Lago di Garda

Ma allora la lingua batte dove duole il dente: cos’è successo nel tempo?
Sei stato penalizzato perché vicino ad una lettera con annullo Benaco hai esposta una cartolina che indicava il battello che l’aveva trasportata?
Io continuerò a esporre l’annullo (unico del Benaco del 1865) con l’immagine del battello che l’ha trasportata: non si può dicono i giudici - il popolo vuole così e le Commissioni si adegueranno. O vivranno nell’ignoranza più completa.

Ora la follia ha raggiunto ogni più alto limite concesso all’uomo…oltre si è veramente “pazzi”.

Bruno Crevato-Selvaggi
La prima volta che ci siamo conosciuti a Verona, abbiamo litigato, poi andò peggio, ma il mio rispetto e grande per l’impegno che profonde per la filatelia, ma ancor più grande è il rispetto che nutro per L’AMOR PATRIO CHE CONSERVA INTATTO E PERENNE.
Il 4 novembre per lui e per me è veramente giorno di lutto e di ricordo.
Dicendo la verità che si nasconde nel cuore cosa pensi di aver fatto, disse un giorno la Follia? Ogni giorno è contaminato da una nota di amarezza e niente è più illogico della sapienza se questa è in contrasto con le circostanze in atto. Vorresti non essere in disaccordo con nessuno!
Ho capito, vorresti non fosse così: se non vuoi star bene a questo banchetto sei fuori gioco e non basta dichiarare la tua contrarietà verso chi merita, invece, tutto il tuo appoggio per la grande mole di lavoro che compi, spesso, graziosamente per la filatelia.

Vito Mancini
Il Servizio postale nel Regno delle due Sicilie, era completo . Forse non poteva avere i “pezzi” da novanta… ma era esaustivo. Era per me il re di Molfetta. Un caro amico…ora si è trasferito a Roma per seguire il carisma del figlio. Ci vediamo poco.
Una volta, però, mi ha chiesto se conoscevo gli alberghi del lago di Garda che facevano da agenzie postali: voi capite… essi sono il mio pane quotidiano.

Giorgio Migliavacca
Era un giovane promettente. Partì subito scrivendo “Unicum Filatelico”una base per la storia postale. Influenzò, nel periodo di permanenza in Italia, qualche membro del Centro Studi con i suoi studi sui “forwarders” in Italia. L’ho perso di vista quando diventò General Master di non so quale repubblica. Sono impreciso…sono forse fermo a “Hosti e peste a Pavia”. Dove sei stato tutto questo tempo?

Franco Rigo
E’ l’unico studioso che si è fatto notificare alcune lettere possedute della Repubblica di Venezia. A Macerata l’ho visto impazzire allorquando una commissione, di alto rango, gli assegnò la medaglia di Bronzo per la sua collezione sulla Repubblica di Venezia. Ha pubblicato opere grandiose su Venezia e sulle province venete e anche sulla rivoluzione veneziana del 1848-49. La lettera dell’ufficiale austriaco condannato a morte per diserzione, letta dalla tua cara figlia, rimane nel mio cuore con tutta la simpatia per la tua persona. So che sei guida sicura per i giovani di Noale e dintorni e questo fa di te un “grande”, un collezionista che merita un posto nella storia postale a cui noi tutti, dobbiamo fare riferimento quando parliamo di Venezia e delle sue poste. Un abbraccio…un caro saluto…e arrivederci a Verona.

Agostino Zanetti
Nel 1987 mi stupì il suo modo di presentarsi con il suo”l’ovvio e l’improvviso di un collezionista filantropico”. Era tanto misurato. Io pensai che il suo essere commerciante fosse legato ad aspetti aggressivamente speculativi di un collezionismo “finanziario” o forse non è così ovvio stabilire quali sono i reali interessi di un collezionista dove la filantropia culturale non copre e non è interesse speculativo.
Il dovuto rispetto per la tua età mi induce a chinare il capo a chi ha fatto del collezionismo un’arte commerciale.

Raffaele Alianello
Solo un’opera voglio ricordare, quella su cui ho studiato quand’ero giovane, gli annullamenti del Lombardo-Veneto. Quando veniva a Verona, dovevamo informare il Signor Prefetto…era una personalità che voleva bene a Verona. Con lui abbiamo esposto le più belle collezioni di Lombardo-Veneto e del Levante Austriaco nel ridotto del Filarmonico.
Quando era a Verona con lui s’incontrava la Cultura austriaca e sud Tirolese. Grande personaggio. Un po’ unico nel suo genere. Credo fosse nato non a Napoli… ma certamente era un napoletano per cultura e dimensione europea guadagnata sul campo della professione.

Fulvio Apollonio
Solo perché era di Umago, dove avevo dei cugini, era per me un fratello. Fondò la stampa Filatelica Italiana e in occasione di “VERONA 80” ci onorò convocando l’assembla generale dei giornalisti filatelici.
Venne sempre a Verona chiamato da Guido di cui godeva una grande simpatia.

Nino Aquila
Ti voglio ricordare come un grande signore che in occasione delle nazionali Italiane e internazionali era sempre in prima fila. Ti ricordo a Roma e a Genova. Eri infaticabile. Con te ho visto la Sicilia per la prima volta…sono venuto a Palermo per esporre i miei laghi…ho trovato tanta amicizia e tanto calore. Amavi al tua collezione e ne andavi fiero”I francobolli del Re”. Bel volume. Io non conosco i francobolli di Sicilia…con loro ho divorziato nel 1959.

Albino Bazzi
Medico. Non ci siamo conosciuti. Ma conosco un tuo discepolo. Conosco te Sergio Leali, amico mio. Per me ho conosciuto il mondo. Attraverso te, ho conosciuto la guida che ti ha iniziato alla ricerca giusta “Guida per la collezione degli annullamenti del Veneto e del mantovano sui francobolli d’Italia”. Dai frutti si vedono i maestri. Dobbiamo alla sua iniziativa e a quella del Circolo Filatelico Numismatico Mantovano, di cui era esimio presidente, l’emissione del francobollo del Centenario e dell’Unione all’Italia (1966).

Conte Filippo Bargagli Petrucci
Un signore di nome e di fatto. “Cosa cerca ragioniere?”…io vorrei trovare una lettera trasportata da un piccione viaggiatore…ma una lettera vera…non una ricorrenza.
Ecco: questa è la letterina trasportata dal piccione JOKER in India nel 1911.
Le va bene? Non conoscevo questo trasporto indiano… Grazie… mi chiese pochi soldi… aveva capito che mi aveva traumatizzato. Quasi un regalo.
Ogni volta che ci incontravamo ricordavamo il piccione Joker con grande simpatia.
Con lui lavorava un caro amico, divenuto in seguito una personalità del mondo filantropico.

Carlo S. Cerutti
Era di Vigone (To). Medico. Godeva non di molta simptia. Sapeva tutto dell’incisore Matraire e se ne era innamorato.
A lui si deve il notiziario ASIF che aggregò alla filatelia tutto il mondo medico italiano. Gli scritti del notiziario sono materia di consultazione ancora oggi.
Dobbiamo dire le cose come stanno… non era simpatico… ma sapeva scrivere.
Non sapeva però fare una collezione…Tentò mille volte…e ogni volta la sua collezione sui francobolli italiani della tiratura di Londra non veniva premiata come meritava.
Nota informativa:

La ben nota casa De La Rue di Londra ebbe l’incarico di stampare i nuovi francobolli italiani da 1, 5, I0, 15, 30, 40, 60 centesimi e da due lire, La Casa De La Rue stampò questi francobolli sino al 1865; dopo di che essi furono stampati a Torino presso lo Stabilimento Statale, dove fu trasportato da Londra tutto l’occorrente, dal macchinario . . . agli operai specializzati. Solo il 15 centesimi non venne più stampato e lo abbiamo quindi esclusivamente nella tiratura De La Rue.
Sono intervenuto in prima persona facendo notare il grande studio presente nella collezione sul 15 centesimo stampato solo da De La Rue, le cui caratteristiche tecniche e specifiche erano sconosciute a molti. A Verona ricevette la medaglia d’Oro come meritava. La stessa collezione l’avevo giudicata a Macerata presente Enzo Diena, dove ero allievo giurata in classe di storia postale. C’era una busta “falsa” che dovetti illustrare.

Ettore Faraone
L’ho conosciuto a Desenzano del Garda quando non era più commerciante. Da lui comperai tutta da collezione di francobolli dell’area europea e tutte le lettere del periodo sardo italiano. Non volle vendermi i libri, tiratura di Brescia, perché troppo “cari” ai nipoti. Possedeva armi da guerra bellissime del periodo risorgimentale…ma non se ne fece nulla.

Carlo Giovetti
Presidente del CSI di SP, dopo Seifert. Giornalista del Resto del Carlino, dove Luciano nel 1954 ricevette la prima tessera “bianca” di corrispondente dell’Alto Mantovano. Impenitente, satrapo, contrario a tutto e a tutti. Faceva parte della Commissione italiana di Censura Cinematografica, e per questo veniva preso per i “fondelli”.
A Verona presentò la collezione “Cinquecento anni di Storia Postale” e la collezione “I primi numeri dei giornali del mondo”: una collezione che finì a Sacile: trasportatata da Roma con ben tre Tir per l’ampiezza.
Aveva elaborato i “Criteri di esame e di valutazione delle collezioni”.
Si vantava di essere stato ospite della Brigitte Bardot per proteggerla dai “paparazzi” romani, in un albergo del centro. Per questo si presentava come “viveur”.
A Napoli, con Gaetano Russo, esponemmo alla Mostra di Oltremare tutte le collezioni del Centro Studi. Fu bellissimo. Sui tornanti della Costiera Amalfitana coniò la frase, aveva paura di morire sempre,“speriamo che i gitanti non arrivino gi- pochi”. Chiudemmo la nostra grande amicizia a Sacile con una mostra che rimase famosa per aver raccolto tutte le più belle collezioni delle associazioni viciniore.
Brindammo con il Vino della tenuta “Manzoni”, e, per finire, non ricordo , ancora, la strada percorsa per ritornare a Verona. Il vino….era una delizia…per me poi che non bevo mai…andò dalle stalle…alle stelle.

Bruno Monzani
Modenese di Modena. Si occupava di prefilatelia: riuscii a fornirgli qualche lettera diretta a Venezia con una particolare censura, ma soprattutto si occupava della Barca Corriera che da Ferrara portava la corrispondenza a Venezia. Era un ricercatore molto speciale ed attento. Guidava i settore Modenese del Centro Studi di cui era fondatore. Caro amico, così sensibile e cortese, te ne andasti avanti nel 1993 senza che potessi elevare al cielo una preghiera, di te a Modena hanno ancora un grande ricordo.

Michele Picardi
Veniva spesso a Verona per i suoi acquisti dalla ditta Ferrari, dove io facevo il consulente a titolo grazioso. Acquistava annullamenti, buste primo giorno con annullamenti fra i più vecchi. La ditta Paolo Ferrari aveva acquistato la più grande raccolta di annulli speciali esistente all’epoca, quella di Eraldo Pollice, veronese.
Mi portò un giorno, uno scritto riguardante “Gli elementi filatelici nelle collezioni tematiche”. Era laureato in lingue e letteratura sassone, ma seguirlo nelle sue giuste indicazioni non era facile: è come cercare un ago della paglia …Morolli finì per definire esattamente la questione quando precisò gli aspetti filatelici di una collezione.

Carlo Sopracordevole
Certo sei stato l’uomo del “Nuovo Pertile”, sei stato un grande specialista di interi postali. Ti voglio ricordare uomo gentile e pieno di attenzioni. Sei morto perché investito sulle strisce pedonali da un bus privato a Mestre, vicino alla stazione. Amico, mio, ho saputo della tua morte da tuo cugino che è venuto trovarmi sul mercato di Desenzano. Sapevo della tua dipartita, ma non della disgrazia. Ogni volta che venivi a Verona mi portavi l’ultimo romanzo che avevi scritto ricordo
“La ragazza delle farfalle” e “Quell’affascinante signora in nero”.
Ma la tua persona mi permette di ricordare gli eventi che hanno portato l’intero postale alla ribalta.
Ero stato da poco eletto tesoriere del Scaligera di Verona nel 1968.
Il nostro consocio Luigi Pertile, un po’ in ombra quando alla guida della Associazione c’era il grande Bernardelli, pensò di offrire la stampa un suo lavoro alla Scaligera dal Titolo “Gli interi Italiani “. Dichiarai subito la mia adesione all’iniziativa a condizione che i diritti fossero riservati alla Scaligera”. Non poteva essere diversamente, chi ci mette i soldi, acquista l’opera. Trovò altre strade e l’opera fu pubblicata ugualmente con altri sponsor, forse meno esigenti. Poi Il Pertile passò nelle mani tue, e successivamente in quelle della “Laser Invest”, dove tutt’ora si trova.
Non riuscii a venderti una grossa partita di interi che avevo acquisito…chissà, era destino così. L’anno prima avevi acquistato tutti gli interi postali, già di Likar, ma questa seconda offerta non andò a buon fine.
Quando ci incontravamo mi ricordavi la mia ricerca sul primo giorno dell’uscita degli interi postali in Italia: 1° gennaio 1874. Io aveva accertato che alcune cartoline postali portano la data del 31.12.1873. Tu volevi il pezzo che io avevo riprodotto…sai che non ricordo più dove l’ho messo?
Parlavi con accento veneziano, un po’ viziato. Simpatico e unico, amico per sempre.


Allora, signori miei, illustri seguaci della Follia Filatelica, addio! E quando avrete finito di applaudirmi non dimenticate di bere un bicchiere alla mia salute.
L’estate è calda…come il ricordo di voi tutti che siete nel mio cuore.
Quasi tutti voi avete vissuto la grande esperienza del Centro Studi a cui rivolgo queste poche considerazione di un sopravvissuto a questa magica esperienza di vita.
Follia, dimentica di se stessa, ha superato ogni limite della buona creanza.
Se qualcuno riterrà di aver sentito parole troppo sfrontate e petulanti si ricordi che a parlare è la Follia, che è donna, a cui noi tutti soggiacciamo.

Cari soci del Centri Studi….un grande abbraccio
Di tutti quelli che non ho parlato in questa tornata…parlerò la prossima volta…sappiano che la lingua è ancora buona e un folle, qualche volta , dice cose assennate. Non un epilogo, ma un arrisentirci…


Ercolano Gandini detto Luciano

Pozzolengo, 15 agosto 2016

Nota: come avrete notato i nomi in grassetto sono di persone ancora attive, gli altri sono di coloro che, purtroppo, ci hanno lasciato.

 

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