pagina iniziale le rubriche storia postale filatelia siti filatelici indice per autori

personaggi

leggenda, realtà, fantasia

Gigli: un Beniamino internazionale
che cantava con il cuore

di Giorgio MIGLIAVACCA (rivisitato C.F. n. 344-2007)

Nel 1931, all’inizio dei suoi decenni divistici, Beniamino Gigli veniva descritto da un notissimo quanto severo critico inglese come il tenore più famoso nel mondo - il possessore della più bella voce di tenore lirico in assoluto. Cinquant’anni dopo, nel delineare i cantanti di maggior rilievo degli anni venti e trenta, un critico americano piazzava Gigli davanti a tutti gli altri tenori - compresi i beneamati Schipa, Martinelli, Pertile e l’arci-rivale Lauri-Volpi. Infatti il tenorissimo recanatese aveva conquistato senza troppi sforzi il trono lasciato vacante dal grande Caruso nei cuori non solo dei melomani più agguerriti ma, soprattutto, nei cuori del pubblico in generale. E’ facile in questo 2007 fare subito un parallelo con Pavarotti, e in effetti anche il nostro Luciano aveva una notorietà internazionale praticamente imbattibile.

Certo i tempi di Gigli erano molto diversi, tant’è che a 18 anni a Macerata il nostro tenore, pur di farsi strada, si trasformò in soprano per il ruolo principale nell’operetta La fuga di Angelica. “Nacqui con una voce e poc’altro: niente soldi, nessun ascendente e nessun altro dono di natura,” scriverà il tenore nella sua autobiografia pubblicata nel 1957.

Nel 1914 fece il suo debutto ufficiale a Rovigo nel ruolo impervio di Enzo Grimaldo nella Gioconda di Ponchielli. Come raramente succede fu un successo di pubblico e di critica che lo portò subito sulle scene di altri teatri importanti, ed è proprio di questi inizi promettenti il primo documento postale e tematico che consiste in una cartolina del 16 aprile 1915 spedita da Palermo, e firmata - inaspettatamente - “Mino”. Ad impreziosire questa chicca è il timbro impresso da un impiegato un po’ svogliato - ma tuttavia leggibile - della succursale di “Piazza Giuseppe Verdi”. Quando si dice la coincidenza!

Infatti il nostro Mino aveva cantato per la prima volta nel ruolo di Faust nel Mefistofele il 31 marzo proprio al Teatro Massimo di Palermo. In questi anni aggiunse al suo repertorio quelle opere che poi gli daranno fama per altri 40 anni: Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Lucia di Lammermoor, la Favorita e la Boheme. Al Colon di Buenos Aires, nel ‘19, si cimentò per la prima volta nel ruolo di Gennaro nella Lucrezia Borgia di Donizetti - un ruolo a lui caro che gli darà parecchie soddisfazioni. Ma è il suo ritratto artistico e vocale di Canio nei Pagliacci di Leoncavallo che ha fatto colpo sul mondo filatelico. Infatti troviamo il suo “Vesti la giubba” nell’annullo speciale usato a Recanati nel 1977 per celebrare il ventesimo anniversario della sua morte, e ora nel dentello 2007 dove lo si vede in primo piano con un cappello (non si capisce il perchè visto che non era un suo cliché come invece lo era il fazzolettone per Pavarotti) e sullo sfondo il clown sconsolato dopo la scoperta del tradimento della sua dolce metà.

Anche senza la televisione, che tanto ha giovato ai tre tenori negli ultimi ventanni, Gigli comprese subito l’importanza della radio che a detta di un altro critico inglese il nostro tenore aveva quasi monopolizzato in Europa e altrove. Sempre negli anni trenta e quaranta Gigli non trascurò la stampa, il cinema e l’industria discografica.

A ben guardare non furono le interpretazioni leggendarie dell’Africana, Manon, Andrea Chenier, ed Elisir d’amore - tanto per citarne alcune - a renderlo famoso ovunque ma i ruoli popolareschi del verismo operistico e ancor più le canzoni, specialmente quelle accoppiate con pellicole ancora richieste negli anni cinquanta e sessanta, come Non ti scordar di me (1935) e la popolarissima Mamma (1941). E fu proprio Mamma che gli valse il primo dentello italico in quel di San Marino nel 1996. Nel frattempo il tenore era stato ricordato con una serie di annulli speciali: 1982, Recanati; 1984, Trieste; 1987, Ronchi dei Legionari assieme all’altro astro recanatese, Giacomo Leopardi; 1990, Recanati; e poi nel 2000 a Fabriano nel centodecimo anniversario della nascita.

Sono queste commemorazioni marcofile a tutti i costi che non solo tenevano accesa la fiamma della popolarità di Gigli ma sottolineavano anche la necessità di un francobollo vero e proprio per un grandissimo artista che ha svolto egregiamente il ruolo d’ambasciatore della cultura e arte italiana per due generazioni in tutto il mondo. Nel ‘90, l’occasione per un dentello celebrante il centenario della nascita non trovò spazio in un programma filatelico affaccendato a ricordarci l’importanza del calcio con non meno di 38 francobolli. Il lettore non interpreti queste parole come un risentimento verso lo sport, ma vi legga invece un invito ad un approccio più equilibrato dove vi sia uno spazio adeguato e soprattutto proporzionale per i valori culturali del Bel Paese.

Tra gli spunti tematici per il collezionista sagace varrebbe la pena di citare i teatri principali che videro i trionfi di Gigli, come ad esempio la Scala dove cantò nel ruolo di Faust con Toscanini al timone dell’orchestra. Questo ruolo lo esportò al Metropolitan di New York per il suo debutto guadagnandosi applausi scroscianti, 34 chiamate alla ribalta e un biglietto di felicitazioni da Caruso stesso. Questo in un tempio della lirica che pochi mesi dopo lo incoronerà come successore ufficiale di Caruso. Del Colon di Buenos Aires si è già detto, mentre il suo esordio londinese al Covent Garden dovette attendere fino al 1930. Fu accolto da articoli osannanti con titoli a caratteri cubitali come “Il grande nuovo tenore” - quasi che 10 anni di trionfi in Europa e America non contassero nulla.

La sua carriera si concluse con una serie di concerti su entrambe le sponde dell’Atlantico. Ancora dotato di un grande magistero vocale e di una presa sul pubblico notevolissimo, Gigli decise di ritirarsi dalle scene. La sua scomparsa nel ‘57 segnò la fine di un’epoca e anche l’inizio di una lunga attesa di un successore degno di tal nome che purtroppo non e’ arrivato. Invece, dopo non poca attesa, finalmente è arrivato un francobollo che lo onora filatelicamente come si deve e per di piu’ in compagnia di un’altra figura leggendaria della lirica come Maria Callas — entrambi agghindati non per il palcoscenico ma per una serata al Biffi Scala.


 

 

torna a
 

PERSONAGGI