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Il bastone di Asclepio | ![]() |
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a cura di Sergio De Benedictis [sergio.debene(at)gmail(dot)com] |
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un mondo asettico | ||||
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“Infezione dopo intervento di cataratta. In due rischiano di perdere la vista. Al San Giovanni di Roma si ipotizza un problema con strumenti di sala operatoria non sterilizzati.”
Fino alla seconda metà del 1800 la mortalità chirurgica era altissima e la setticemia colpiva il 90% degli operati. Chirurghi e assistenti svolgevano i loro compiti senza prendere alcun precauzione: mani ancora sporche da interventi precedenti e camici con evidenti tracce di sangue.
Ma fu Louis Pasteur (1822-1895) a gettare le basi teoriche di quella che sarebbe diventata la futura chirurgia asettica. Con i suoi studi dimostrò che la fermentazione dei liquidi era dovuta ai batteri presenti in essi, e che la bollitura era in grado di arrestare questo processo. ![]() Non potendo bollire gli arti dei pazienti, pensò dapprima di detergere le ferite con acido fenico, poi attraverso l’uso di un nebulizzatore da lui costruito iniziò a praticare una disinfezione degli ambienti e dei ferri chirurgici ottenendo ottimi risultati. Come ebbe a dire lo scrittore George Bernard Shaw : “la fine del secolo sa di acido fenico”. ![]() ![]() Finiamo con una storia d’amore, nata in sala operatoria tra il medico americano William Halsted (1852-1922) e la sua futura moglie, l’infermiera Caroline Hampton. L’utilizzo di sostanze antisettiche su mani e braccia aveva comportato nella Hampton l’insorgere di una fastidiosa dermatite; non potendo sopportare la sofferenza della sua amata compagna, Halsted si rivolse alla famosa ditta Goodyear per avere dei guanti in gomma con cui proteggersi. Questo, banale pensiamo ora noi, accorgimento ebbe successo e l’utilizzo, dapprima limitato ai soli assistenti fu poi esteso anche ai chirurghi. |
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