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  Alfredo Bettazzi, uno dei tanti che non tornarono…
Enrico Bettazzi

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La Grande Guerra fu una vera cesura tra l’Ottocento ed il Novecento... finì la bella époque del passaggio di secolo ed iniziò un periodo di ulteriori forti tensioni a causa delle cicatrici lasciate dalla guerra.

Cicatrici che non furono solo sociali e politiche, ma anche fisiche, con un numero elevato di feriti e mutilati ed un ancor maggiore numero insensato di morti, ulteriormente incrementato dalla coeva pandemia di febbre “spagnola”.

Chi di noi non ha avuto, tra i cinque milioni di soldati italiani, un parente, un familiare che non ha perduto la vita in quel bagno di sangue? Purtroppo i numeri solitamente accreditati parlano di circa 650mila caduti. Sparirono soprattutto le fasce di età che avrebbero dovuto costituire il nerbo della crescita del paese: l’ età dei caduti si attesta attorno ai 20 anni come media nazionale. Ad uno di questi dedico le brevi righe che seguono.

Alfredo Bettazzi faceva parte di una famiglia dove oltre ai genitori erano altri due fratelli maschi, Guido e Alberto. Sportivi, al lavoro del forno familiare alternavano l’attività fisica sportiva: come altri giovani della zona erano appassionati di ciclismo e frequentavano la palestra della società ginnica Libertas. Così allo scoppio della guerra Alfredo, pratico della pedalata, fu richiamato ed assegnato al 1° Reggimento Bersaglieri, Battaglione Ciclisti. Una bella bicicletta e piume al vento: niente di meglio per un baldo giovanotto sportivo!

Allevato alle idee del pacifismo familiare nell’ambito del nascente movimento socialista, come tutti gli altri richiamati cercò nonostante tutto di fare il proprio dovere, servendo la sua Patria, anche se nel cuore aveva la pace e la fratellanza universale.

La guerra fu naturalmente una realtà ben diversa da quella che giovani di vent’anni, pieni di vita e speranze, si aspettavano a causa di una propaganda tambureggiante e che sperimentarono dolorosamente sulla propria pelle.

Era appena stata dichiarata la guerra, che l’Italia dette il via ad una serie di infinite battaglie sull’Isonzo, di cui l’ultima così denominata fu la dodicesima; per ognuna di queste forzate spinte offensive per “riconquistare suolo patrio”, durate per anni alternate a snervanti momenti di sosta in trincea, si sommarono migliaia di morti.

Ma Alfredo sparì letteralmente al primo assalto, sul Monte S. Michele, dopo poco più di un mese di guerra: era uso che un reparto come quello dei bersaglieri andasse all’assalto delle trincee nemiche senza alcuna tema, esponendosi in un assalto alla baionetta contro le munite difese avversarie: e così tra il piovere delle bombe nemiche sulla nostra truppa esposta, una granata nemica lo colpì in pieno.

Disperso. Nessuna tomba da piangere per la famiglia. La “spagnola” si portò via il padre Giocondo ed il fratello Alberto nel 1918. Al danno la beffa: per anni, essendo considerato un sovversivo dal regime successivamente instauratosi in Italia, non apparve neppure negli elenchi dei caduti. La sua memoria venne poi recuperata in età repubblicana con la pubblicazione dei fascicoli dell’Albo d’oro. È uno degli oltre mille (per la precisione 1.019) caduti del Comune di Pistoia.

Enrico Bettazzi
8/3/2021

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

N.LABANCA, Dizionario storico della Prima guerra mondiale, Bari, 2014.
F.ZUGARO, Sacrifici ed eroismi visti attraverso aride cifre, in Il Decennale, a cura dell’ANVG, Firenze, 1929.
E.BETTAZZI, Caduti pistoiesi nella Grande Guerra, in QF Quaderni di Farestoria, a.XX,n.2 (2018).

http://www.frontedelpiave.info

http://toscana.grandeguerraitalia.it

Le immagini sono di proprietà dell'autore.

Volantino della mostra organizzata nel 2017 sulle corrispondenze pistoiesi dal fronte. Il militare ritratto è Alfredo Bettazzi con la bicicletta dei bersaglieri ciclisti, di cui vediamo il distintivo di specialità sulla manica destra della giacca.

Stralcio riguardante il Battaglione ciclisti del 1° Rgt. Bersaglieri. Il resto del reggimento fu inviato in Libia. Nella prima azione di guerra le tre compagnie di bersaglieri persero 6 ufficiali e 51 soldati, tra cui cadde anche Alfredo. (dal sito Fronte del Piave).

Dall’Albo d’oro dei caduti pubblicato dal Ministero della Guerra, volume XXIII, dedicato alla Toscana, p. 97.

Plotone del battaglione ciclisti in posa.

Foto di gruppo: Alfredo è il secondo in piedi da sinistra.

Retro della sotto riportata cartolina illustrata scritta alla sorella.