MEMORIE
di Antonio Rufini

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Memorie di un anziano collezionista di storia postale (LXXXVIII parte):

UN INCREDIBILE “USO TARDIVO”, ESTREMO, ANZI NO: ESTREMISSIMO

Antonio Rufini

Ho in album l’Avviso di Ricevimento Mod. 23-I/P qui sotto riprodotto recto/verso.
Sembrerebbe a tutta prima un comunissimo oggetto di Storia Postale, ma non è affatto così, perché rappresenta un impossibile uso tardivo “estremo” di francobollo (ivi incollato) ed ha circolato regolarmente, come se nulla fosse.

E’ un mio oggetto di corrispondenza di lavoro ma oggi a tanti anni data non so più chi me lo abbia realizzato; potrebbe forse essere stato il mio indimenticabile amico pugliese che mi preparava le Mail Art su Mod. 23-I o forse qualcun altro.
Mia moglie è pratica di “corrispondenza postale”; quando tantissimi decenni or sono fu Segretaria in uno Studio professionale prestigioso, i pomeriggi da martedì a venerdì (sì, all’epoca gli Studi professionali il venerdì pomeriggio erano aperti!) preparava la corrispondenza da inviare e che scaricava sul Registro della Posta in uscita, affrancava con una M.A. a manovella (sicuramente degli anni ’60); era pratica di cosa c’era da fare; consultava le tariffe vigenti, pesava con una bilancina per posta, affrancava a macchina (anche gli Avvisi di Ricevimento); poi prima della chiusura portava il faldone, della corrispondenza in uscita, a Roma Centro, U.P. vicinissimo a non più di 80-100 metri. Sto parlando, quindi, di una signora che “sa” cosa sia la Posta: pesi, tariffe, affrancatura etc., etc..

Orbene: se 18 anni fa avessi mostrato a mia moglie questo Mod. 23-I/P, lei lo avrebbe guardato, poi avrebbe consultato il tariffario delle Poste che è “sempre” a monitor del mio p.c.(1), avrebbe controllato la tariffa vigente (che per l’Avviso di Ricevimento di allora era di Euro 0,60) avrebbe controllato recto/verso e mi avrebbe detto “……per me è tutto O.K., tutto regolare, tassa precisa, mancanza del bollo della Posta sul retro, ma c’è un datario in cartella dell’Ufficio pubblico destinatario che ha ricevuto la Raccomandata; in somma può spillarsi sulla copia della raccomandata ed archiviarsi: è tutto a posto…….”.

“Tutto a posto” un accidente!
Il francobollo lì incollato e bollato è sì da 60 centesimi, ma da 60 centesimi di Lira!
Ho preso il Catalogo Specializzato ed ho ricontrollato: si tratta del francobollo italiano della Serie Ordinaria “Imperiale” da Cent. 60 color arancio (emissione di Novara, senza filigrana), Sassone n° 539.
E il valore in Euro è 0,0003098!

Il Mod. 23-I/P è transitato per quattro Uffici di Posteitaliane: di accettazione di Roma Belsito, di smistamento del C.M.P. di Roma Aeroporto (due volte e per la “riconsegna” ha avuto la codifica a barre!), di distribuzione di Roma Esquilino ed ancora di distribuzione di Roma Aurelio; nessuno si è accorto di nulla, non è stato minimamente tassato: zero di zero, nulla! E forse il valore “Cent. 60” non ha fatto nemmeno riflettere coloro lo ebbero in mano (portalettere e distribuzioni di Roma Esquilino e Roma Aurelio).

Anche se nelle Poste già dall’epoca (anno 2007) i controlli delle affrancature erano diventati modestissimi, il fatto che codesto francobollo abbia circolato come “valido per l’affrancatura” a più di 50 anni dalla messa fuori corso (30/6/1946) per me costituisce un caso eccezionale.

Qualcuno potrebbe tentare di replicare la “cosa”, magari affrancando una busta da lettera semplice, imbucarla e via, ‘ché sicuramente potrebbe venire obliterata a macchina dal C.M.P. senza problemi, senza verifiche(2) magari usando un altro valore simile da Cent. 60 di Lira più complementari in Euro; nelle Poste abbiamo tempo per aspettare che arrivi l’I.A. (in inglese l’A.I.), le macchine attuali del C.M.P. bollano, obliterano, dividono per destinazioni e basta, non stanno lì a pensare, non riflettono mica!

C’è però da considerare che questo oggettino con “quel” francobollo è stato nelle mani di un impiegato in accettazione (che lo ha bollato, malino ma lo ha bollato e non ha richiesto il maggiore importo, sulla raccomandata, della tassa per l’Avviso, dato che l’Avviso per lui era regolarmente affrancato dal mittente); e poi che il Mod. 23-I/P è stato in mano di due portalettere…….

Quest’uso tardivo mostratovi qui appresso vorrei considerarlo come “eccezionale”, anzi “eccezionalissimo”, proprio per le condizioni di impiego: a) per il valore esposto simile alla tassa vigente dell’epoca, b) per essere stato valutato come idoneo per l’affrancatura e c) per la bollatura manuale in accettazione.
Non so proprio se quell’impiego possa essere unico, dato che possono succedere tantissime cose nelle Poste, ma certamente rappresenta, per ora, un “unicum”.

Qualche lettore riuscirà a trovare qualcosa di simile, un’affrancatura non tassata con valore ancor più vecchio, un uso ancor più “tardivo”?
La ricerca inizia dalla pubblicazione, a cura del Direttore Monticini, di questa mia memorietta sul nostro IL POSTALISTA; attendo che qualche lettore si faccia sentire……

SOPRA: recto del Mod. 23-I/P affrancato col valore della Serie “Imperiale” color rosso da Cent. 60 (di Lira) bollato il 14/4/2007. Ignoro se il francobollo sia stato incollato usando la sua colla originale o sia stata impiegata l’immortale COCCOINA (colla bianca con odore di mandorla della quale a fine anno 2024 si verificherà il centenario della produzione, della costituzione della Ditta produttrice).


SOPRA: verso del Mod. 23-I/P. Avrà circolato veramente per “Postaprioritaria”? Mah! Accettato il 14 aprile con la sua Raccomandata che è stata consegnata il successivo 17, quando sarà tornato al mittente? Impossibile accertarlo oggi.

Ho tardato un pochino nel mostrare questo mio “uso tardivo”; più che pudore è stato per tema di essere ricompreso, assieme ad altri, nel coacervo di coloro che si approfittano del fatto che, nelle Poste, i Verificatori non ci siano più; mi sono anche domandato cosa potesse pensarne il grandissimo filatelista Lorenzo Olivieri il quale lamenta da anni l’uso di valori fuori validità, falsi, ritagli ed altro nelle affrancature di invii postali e non solo di quelli messi in buca rossa delle lettere, ma di quelli presentati allo sportello anche per invii “a firma”.

 

NOTE:

1) A monitor del mio p.c. ho sempre le tariffe postali degli ultimi 10 anni circa, per comodità di lavoro, di controllo; ignoro se facciano, se si comportino allo stesso modo, i miei Colleghi e loro collaboratori ed impiegati nonché gli appassionati di Storia Postale. Però di tanto in tanto mi aggiorno e cambio computer senza stare a riportare le tariffe postali vecchie anche di trenta anni, dato che bastano quelle degli anni più recenti e per il “passato” uso il tariffario del grande e indimenticabile Benito Carobene pubblicato dall’A.I.C.P.M.. Vedere per credere (m’è riuscita una foto del mio monitor inclinata ma sono bel riconoscibili i PDF ed altro in alto al centro, tutte cose relative a Posteitaliane):


2) Mi pare di aver compreso che il costo degli stipendi dei “Verificatori” per le nostre Poste, con le “multe” e le “tassazioni” delle corrispondenze male-affrancate o sotto-affrancate o per nulla-affrancate, sia diventato sproporzionato e che quindi sia meglio, cioè più vantaggioso, lasciar impunita qualche piccola truffa sulle spedizioni. In questa ottica occorre collocare ciò che le Poste possano legalmente fare oggi: se viene trovata in “buca” una corrispondenza epistolare “non affrancata” Posteitaliane non ha più l’obbligo di tentarne la consegna al destinatario (ma tassata) e la corrispondenza viene semplicemente “tolta di corso”, cioè distrutta. Non ho controllato se questo “sistema” sia consentito dal “Contratto di Servizio” tra lo Stato Italiano e le Poste, tendente ad assicurare il SERVIZIO UNIVERSALE relativo alla corrispondenza. Sul punto specifico sarebbe opportuno che intervenga qualche lettore del nostro periodico e che sia aggiornato sulla relativa normativa; il mio, qui ed ora, è un incentivo, uno stimolo ad appurare i fatti…….. Ho supposto, forse errando, che i controlli sulla effettiva e regolare affrancatura della corrispondenza fosse opportuno che venisse eseguita non a livello di C.M.P. ma in sede di distribuzione, di consegna. Però potrebbe non essere così. Se e quando alle Poste arriverà l’Intelligenza Artificiale io, oggi ottantenne, ci sarò per vedere cosa capiterà? Quando penso alle Poste mi viene sempre in mente ciò che Napoleone diceva dell’Impero d’Austria: “l’Autriche est toujours en retard d’une idée, d’une année, d’une armée”, pensiero che, leggermente modificato, ben si potrebbe adattare alle nostre Poste che”…..sono sempre indietro di un’idea, di un’annata, di una trovata…..”. Salvo errori & omissioni.

il 25 febbraio

Antonio Rufini
23-10-2024

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