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Pane al pane, vino al vino,
falso al falso

di Lorenzo Oliveri

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PANE AL PANE, VINO AL VINO, FALSO AL FALSO
Cominciamo a fare un po' di pulizia
di LORENZO OLIVERI

GLI ANNULLI... IMPOSSIBILI
(14^ puntata)

Per "annulli impossibili" intendo quei timbri che per motivi spazio-temporali non potevano essere applicati su determinati francobolli.

I valori postali ai quali mi riferisco sono quelli della seconda e terza emissione del Regno di Sardegna che erano già spariti totalmente dagli uffici postali nel 1857 (anche se la loro uscita di corso ufficiale, come tutti i francobolli sardi emessi a partire dal 1° ottobre 1853, venne fissata al 31 dicembre 1863).

Questo da un punto di vista temporale; da un punto di vista spaziale i bolli citati in questo articolo sono di uffici postali ubicati al di fuori dei territori del Regno Sardo, annessi negli anni 1859/60 (o addirittura di località dello Stato Pontificio, entrate a far parte del Regno d'Italia dopo la presa di Roma del 1870).

Un cenno, infine, ai bolli numerali, introdotti nel Regno d'Italia il 1° maggio 1866, quindi una decina d'anni dopo che i "nostri" francobolli erano usciti di scena. Non vengono riportati casi di bolli di uffici sardi aperti a fine 1862, per esempio Mollia, Sordevolo e Larvego, perché esiste la recondita (per quanto improbabile) possibilità che un abitante di quelle località avesse ancora disponibilità delle due emissioni citate e legalmente in corso postale.

Poiché i francobolli nuovi delle due emissioni qui illustrate sono rari (o addirittura rarissimi), i bolli falsi sono apposti su ristampe private o scarti di stamperia.










Note di mercato

Nonostante quanto affermato all'inizio dell'articolo, a causa dell'ignoranza dei falsari e di quella, ben più grave, dei collezionisti, la stragrande maggioranza dei pezzi illustrati è stata regolarmente venduta, specialmente sul sito di aste on-line eBay.

La busta affrancata con 20 e 40 centesimi della seconda emissione venne venduta il 27 dicembre 2013 a 223 euro, con 13 offerte, nonostante fosse un vero obbrobrio storico-postale: si trattava infatti di una lettera spedita in porto dovuto (quindi senza francobolli, con evidente segno di tassazione), partita da Genova, sulla quale erano state applicate due ristampe private annullate col timbro numerale (introdotto 10 anni dopo la data della lettera) recante il numero 471, assegnato a Bordighera, mentre Genova avrebbe avuto il numero 13!

Sarebbe stato davvero eccezionale il blocco di 4 del 20 centesimi della terza emissione, considerato che io non ne io mai visti originali (e i cataloghi non lo citano): peccato che si tratti dei soliti scarti di stamperia, per giunta con il bollo di Civitavecchia, che entrò a far parte del Regno d'Italia nel 1870... Comunque fu posto in vendita 2 volte (?) e venne aggiudicato il 7 gennaio di quest'anno a "soli" 114,49 dollari, con 22 offerte.

I 40 centesimi della seconda emissione con bollo numerale 167 (Vercelli) o 197 (Verona) vennero aggiudicati a cifre variabili da 50 a 136,30 euro.

Un buon risultato lo ottenne pure il 40 centesimi con l'annullo di Asola: 112 ero e 18 offerte (23.2.2014).

Anche il francobollo con l'annullo di Aquila superò i 100 euro (132 euro e 28 offerte), ma era in vendita insieme a un 5 centesimi (falso!) con timbro di Novara.

Un ultimo appunto sui due pezzi con il bollo di Senigallia: quello sfuso fu venduto il 16 novembre 2011 a 78 dollari (14 offerte), mentre il frammento (con firma falsa di Alberto Diena) venne aggiudicato il 7 giugno 2016 a 201,50 dollari, con ben 38 offerte.

In definitiva, a conti fatti, decine di migliaia di euro buttati, per la gioia dei falsari (e di eBay che si è beccata le relative percentuali), mentre la filatelia sana è sempre più in difficoltà, ma sembra che queste considerazioni non interessino a nessuno...

Lorenzo Oliveri
25-03-2025